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L’inglese globale

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Pubblicato il 14 Febbraio 2008
Quando: Dal 14 febbraio 2008 al 16 febbraio 2008

Polo Zanotto
Università degli Studi di Verona

Globeng. International conference on Global English.

Gli effetti della globalizzazione sono molteplici. Nello stile di vita, nei comportamenti, ma, soprattutto, nel linguaggio. La lingua globale per eccellenza è l’inglese. Se sai l’inglese puoi comunicare ovunque e con chiunque, ma quale inglese è meglio sapere? E su cosa concentrarsi quando lo si impara? E soprattutto esiste un “unico” inglese? Quali regole sono davvero indispensabili per poter comunicare a livello internazionale?

I Dipartimenti di anglistica e di psicologia e antropologia, organizzatori dell’evento, hanno invitato i massimi esperti europei nel settore. David Crystal, per la prima volta in assoluto relatore di un convegno in Italia, aprirà i lavori con un intervento dal titolo “The future of Englishes”. La presentazione di Jennifer Jenkins aprirà la
mattinata del 15 con “Attitudes towards English as a Lingua Franca” e Barbara Seidlhofer continuerà nel pomeriggio con “Giving voice to English as a Lingua Franca”. Quattro sessioni parallele si terranno nella stessa giornata e la mattinata del sabato sarà aperta da Simon Sweeney sul tema “English, globalisation and the cultural dimension”.

Da un recente rapporto del British Council risulta che nel giro di dieci anni due miliardi di persone studieranno l’inglese e metà del mondo, tre miliardi di individui, lo parlerà. Chi apprende a parlare in inglese non assorbe passivamente la lingua, ma la trasforma. Nuove forme di inglese stanno dunque spuntando come funghi in tutto il mondo: si va dall’”Englog”, l’inglese che si parla nelle Filippine, al “Japlish” giapponese, all’”Hinglish”, un mix di hindi e inglese che spunta un po’ ovunque, dalle pubblicità dei fast food ai campus universitari dell’Asia meridionale. La globalizzazione senza precedenti dell’inglese sarà un’autentica rivoluzione. La febbre della Cina per l’inglese, ad esempio, arrivata a livelli inauditi grazie al recente ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio e in attesa delle Olimpiadi di quest’anno, ha persino un termine specifico in mandarino, Yingwen re. Nella sola Asia il numero delle persone che parla inglese ha raggiunto i 350 milioni, all’incirca pari alla somma degli
abitanti degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e del Canada. Al momento ci sono più bambini cinesi che studiano l’inglese, circa 100 milioni, di bambini britannici.

Da un punto di vista linguistico si tratta di un mondo nuovo. Coloro che parlano inglese pur non essendo madrelingua ormai superano i madrelingua tre a uno: lo afferma proprio David Crystal, autore di una sorta di libro-guida dell’argomento come “Inglese come lingua globale”. In futuro secondo Crystal potrebbero coesistere tre forme di inglese: quello che si parla localmente con influenze dialettali, una varietà nazionale che si parlerà al lavoro o a
scuola, e infine l’inglese standard internazionale utile a intendersi con gli stranieri. Di fatto, l’inglese è già oggi il comune denominatore linguistico. Di fatto un business executive coreano a Shangai, un burocrate tedesco che sforna leggi su leggi a Bruxelles o un biochimico brasiliano che prende parte a una conferenza in Svezia, parla inglese. E i docenti universitari di Cambridge che persistono nel parlare il Queen’s English potrebbero un giorno essere accolti con dei risolini di derisione o con sguardi assenti.

I temi in discussione nel convegno all’Università di Verona saranno incentrati sulle differenze culturali e sugli effetti della globalizzazione. Si parlerà di musica pop, di una serie televisiva cult come Sex and the City, del dialogo linguistico israelo-palestinese, ma anche di wikipedia e youtube. Il convegno è stato patrocinato anche dalla Regione Veneto e dalla Provincia di Verona. L’inglese è la lingua franca per la comunicazione in vari ambiti, non ultimo quello professionale. Quindi la questione dell’inglese riguarda da vicino le realtà locali. Va ricordato, infatti, che il Veneto figura al primo posto per quanto riguarda l’immigrazione in Italia, con il 13,7%. La Regione Veneto prevede nel budget annuale corsi di lingua inglese per adulti ed immigrati. Senza dimenticare, infine, che
Verona ha evidenti necessità linguistiche per lo sviluppo del settore turistico.

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