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Riconoscere il reato di tortura in Italia
0La Corte d'Appello del Tribunale di Genova ha confermato quanto
risultava evidente a tutti: durante il G8 del 2001, nella caserma
Bolzaneto, i giovani fermati sono stati sottoposti a "trattamenti inumani e degradanti" ed anche a tortura. La sentenza dichiara colpevoli i 44 imputati, tra cui ci sono agenti di polizia, carabinieri, guardie carcerarie, militari ed anche i medici che erano presenti quella notte.
ACAT denuncia la gravità dei fatti di Genova e, soprattutto, denuncia
che la maggior parte delle pene sono andate in prescrizione perché
l'Italia non prevede nel proprio Codice Penale il reato di tortura, reato che non avrebbe alcuna prescrizione.
La sentenza di ieri dimostra che questo vuoto legislativo non può più andare avanti: l'Italia adesso deve adempiere agli impegni assunti da oltre venti anni con l'ONU. Infatti, nonostante l'Italia abbia sottoscritto e ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la
tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (10
dicembre 1984) sin dall'11 febbraio 1989, il nostro Paese non si è
ancora dotato di uno strumento legislativo che esplicitamente definisca il reato di tortura e preveda severe pene per chi lo commette.
Denunciando questa carenza del codice penale, l'Azione dei Cristiani per l'Abolizione della Tortura (ACAT) ha lanciato una raccolta di firme tesa a chiedere al Presidente della Repubblica, ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, di adoperasi affinché si introduca nel diritto penale italiano il reato di tortura, dando positivo sbocco alle specifiche proposte di legge giacenti nei due rami del Parlamento, superando le resistenze che finora hanno impedito la loro approvazione.
La sottoscrizione è promossa, insieme all'ACAT, da Medici contro la Tortura, dal Movimento Rinascita Cristiana, dall'ACAT Francia, e dalla Federazione Internazionale delle ACAT (FIACAT). La raccolta di firme si chiuderà il prossimo 15 aprile 2010.
Solo con tale provvedimento, affermano i promotori della petizione, -A) l'Italia potrebbe tener fede agli impegni internazionali assunti da
oltre vent'anni, -B) si doterebbe di uno specifico strumento indispensabile per prevenire e combattere questa grave violazione dei diritti umani, -C) darebbe un forte messaggio di sostegno e di speranza a quanti oggi sono vittime di tortura o altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti.
Il sito www.acatitalia.it consente di firmare on-line la petizione, oppure di scaricare i moduli per la raccolte delle firme.
Per informazioni e sostegno alla campagna:
posta@acatitalia.it
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