Galileo Giornale di scienza e problemi globali

11 Febbraio 2012 | ultimo aggiornamento 1 giorno fa

Dossier: Il virus dimenticato

Temi società

Il costo della discriminazione

0
di Roberta Pizzolante | Pubblicato il 30 Settembre 2000 00:00

Ancora oggi in molti paesi del mondo, e non solo in quelli in via di sviluppo, le donne non godono dello stesso trattamento riservato agli uomini. Una situazione su cui periodicamente le organizzazioni umanitarie attirano l’attenzione dei governi, ma che non riscuote il giusto interesse politico. Il Fondo delle Nazioni unite per la popolazione ha allora deciso di puntare l’indice sui costi sociali con cui la disuguaglianza pesa sui budget delle nazioni. Se ne è discusso durante la presentazione del rapporto su “Lo stato della popolazione nel mondo 2000”, redatto dall’Unfpa e la cui versione italiana è curata dall’Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo), svoltosi lo scorso mercoledì a Roma.

“Vivere insieme, in mondi separati. Uomini e donne in un periodo di cambiamenti”, questo il titolo italiano del rapporto, punta l’attenzione proprio sulla mancanza di “uguaglianza di genere”, sui milioni di donne che subiscono abusi e violenze – soprattutto in famiglia – e mutilazioni ai genitali, a cui viene negata l’istruzione e l’assistenza sanitaria. Per non parlare delle discriminazioni sul luogo di lavoro e delle disparità di trattamento economico.

Atteggiamenti che hanno un costo sociale ed economico preciso nei paesi più poveri, dove il mancato riconoscimento dei diritti alle donne e gli scarsi investimenti sembrano essere direttamente proporzionali alla mancanza di progresso economico e sociale. Basti pensare che un aumento di appena l’1 per cento delle ragazze iscritte alle scuole superiori produce una crescita economica dello 0,3 per cento. Come nel caso delle cosiddette tigri asiatiche (Corea del sud, Taiwan, Singapore, Hong Kong). I tassi di crescita economica – fino all’8 per cento annuo – che hanno caratterizzato le loro economie tra gli anni Sessanta e Ottanta ” sono conseguenza soprattutto degli investimenti fatti per migliorare la salute e l’istruzione delle donne”, spiega Daniela Colombo, presidente dell’Aidos.

Un altro esempio della potenzialità del femminile viene dal Kenya. Qui è stato dato alle imprese gestite da donne lo stesso contributo finanziario concesso agli uomini: l’incremento del rendimento agricolo è risultato superiore al 20 per cento. Anche la mancata attenzione alla salute delle donne ha un costo oltreché umano anche economico e sociale. Ogni anno in Africa, Asia e America Latina 38 milioni di donne conducono gravidanze senza alcuna assistenza sanitaria e più di 52 milioni partoriscono senza aiuti, rischiando la propria vita e quella del nascituro. Solo per questo, ogni anno si calcolano 8 milioni di nati morti o di decessi neonatali. In questi paesi, il tasso di mortalità materna si ridurrebbe anche di un quinto se esistessero efficaci cure post-aborto.

La disuguaglianza di genere è responsabile anche dell’espandersi dell’Aids fra le donne, costrette a subire rapporti sessuali senza poter decidere come e quando, e senza poter prendere le necessarie precauzioni. E in alcuni paesi l’epidemia ha ridotto dello 0,5 per cento annuo il prodotto interno lordo pro capite.

Anche la violenza contro le donne ha dei costi: gravidanze indesiderate, aborti a rischio, malattie veneree, problemi psicologici. Ogni anno in Giordania tra le 25 e le 50 donne sono vittime di delitti d’onore; in Pakistan addirittura quasi mille. Tutti omicidi giustificati il più delle volte sul piano culturale e religioso. Ma nemmeno i paesi occidentali possono considerarsi immuni da certe pratiche: negli Stati Uniti, per esempio, la violenza sulle donne costa agli imprenditori quasi quattro miliardi di dollari l’anno a causa delle assenze dal lavoro, delle sostituzioni, dell’assistenza e del calo di produttività. In Canada questi costi ammontano a circa 900 milioni di dollari.

Un panorama desolante in cui le azioni delle organizzazioni non governative impegnate sul campo riescono a ottenere piccoli traguardi. Ma l’appello dell’Unfpa è chiaro: per raggiungere risultati concreti, è indispensabile un cambiamento nella mentalità maschile. Là dove gli uomini sono coinvolti in programmi di pianificazione familiare, per esempio, i risultati non si sono fatti attendere. È il caso delle Filippine, dove si è osservato che le violenze domestiche sono meno frequenti quando fra i coniugi c’è dialogo. In India, alcuni operatori sanitari hanno spinto altri uomini a interessarsi alla salute delle donne e in Mali e in Nicaragua il coinvolgimento degli uomini ha contribuito a ridurre le violenze e a sostenere la causa dell’occupazione femminile. E ancora, conclude Colombo, “in Egitto gli uomini hanno iniziato a voler sapere di più sulla salute riproduttiva dopo alcuni aborti spontanei delle moglie. In Mali c’è stato un incremento dell’interesse verso i metodi anticoncezionali quando a distribuirli c’erano degli uomini. Ma c’è ancora molta strada da fare”.

Commenti lascia un commento

Nessun commento, per ora.

Lascia un commento

Autore

Roberta Pizzolante

Little-per galileo

Giornalista pubblicista dal 2005, è laureata in Sociologia e ha un master in "Le scienze della vita nel giornalismo e nei rapporti politico-istituzionali" conseguito alla Sapienza. Fa parte della redazione di Galileo dal 2001, dove si occupa di ambiente, energia, diritti umani e questioni di rilevanza etica e sociale. Per Sapere, bimestrale di scienza, si occupa dell'editing e della ricerca iconografica. Nel corso negli anni ha svolto vari corsi di formazione e stage nell'ambito della comunicazione (Internazionale, Associated Press, ufficio stampa della Sapienza di Roma, Wwf Italia). Ha scritto per diverse testate tra cui L'espresso, Le Scienze, Mente&Cervello, Repubblica.it, La Macchina del Tempo, Ricerca e Futuro (Cnr), Campus Web, Liberazione, Il Mattino di Padova. Dal 2007 al 2009 ha curato l'agenda degli appuntamenti per il settimanale Vita non Profit.


Vai alla pagina dell'autore

Indice del dossier

Oggi su Galileo

Sondaggio

L'Unione Europea ha approvato l'Anti-Counterfeit Trade Agreement (Acta), un provvedimento contro la contraffazione di beni di lusso (per esempio borse e accessori) e di prodotti coperti da diritti di proprietà intellettuale. L’Acta contiene anche misure contro gli Internet Service Provider che ospitino materiale coperto da copyright e che favoriscano la pirateria su scala commerciale. E’ giusto che le leggi sul copyright e la contraffazione per prodotti reali impongano sanzioni anche alla libera circolazione dei contenuti su Internet?

risultati

Segui Galileo su

Galileo Servizi Editoriali

Parole per la scienza

Galileo servizi editoriali è un service giornalistico che realizza inchieste per le principali testate italiane, sviluppa progetti di comunicazione per le aziende e gli enti di ricerca, produce formazione universitaria, organizza mostre, eventi, conferenze, realizza pubblicazioni su carta e siti web. vai al sito di Galileo Servizi Editoriali
  • Epatite C sei in trappola L'ESPRESSO
  • Giochi da primate NATIONAL GEOGRAPHIC KIDS
  • Quelli che il twist L'ESPRESSO
  • Raccontare il tempo e i tempi della scienza FESTIVAL DELLE SCIENZE
  • Tempo e stress FESTIVAL DELLE SCIENZE
  • La scienza fatta dal basso LINX MAGAZINE

Partners