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23 Aprile 2014 | ultimo aggiornamento circa 8 ore fa

Dossier: Alternativa sostenibile?

Temi ambiente

Benzina all’olio di soia

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di Federico Ferrazza | Pubblicato il 22 Giugno 2002 00:00

Tutto ha inizio circa dieci anni fa. Quando per la prima volta iniziano le sperimentazioni per capire quale siano le sue reali potenzialità e i benefici. Stiamo parlando del biodiesel, l’unico combustibile rinnovabile e decisamente sostenuto dal protocollo di Kyoto, il documento internazionale che prevede l’abbassamento dei livelli di emissioni di gas serra nei prossimi anni. Realizzato utilizzando l’olio di semi (colza, soia, girasole), il biodiesel ha la capacità di sostituire il gasolio classico, lasciando inalterate le prestazioni dei motori che alimenta ma abbassando notevolmente i livelli delle sostanze inquinanti. Per esempio, vari studi dimostrano che, confrontando l’anidride carbonica emessa durante tutto il ciclo di vita del biodiesel con quello del gasolio, si ha un risparmio complessivo di due chili e mezzo di anidride carbonica per ogni chilo di gasolio sostituito. E non solo: grazie alla presenza di ossigeno nella sua molecola (circa l’11 per cento), la combustione risulta migliore e non contiene idrocarburi policicli aromatici e zolfo. Una ricerca dell’ Istituto Superiore della Sanità britannico evidenzia poi che con l’utilizzo del biodiesel, le polveri sottili vengono ridotte del 58 per cento con una diminuzione del 76 per cento della parte più nociva, quella carboniosa, che è più assorbibile durante la respirazione e rappresenta una delle principali cause di allergie e bronchiti croniche. Anche il monossido di carbonio diminuisce del 58 per cento ad alti carichi. Insomma, tutti numeri che fanno di questo carburante una vera “benzina ecologica”, se sono accostati alla sua biodegradabilità: in 28 giorni circa il 95 per cento del biodiesel ritorna in natura senza creare alcun danno ambientale.“Attualmente il biodiesel viene sfruttato per due principali utilizzi”, afferma Claudio Rocchietta, vice presidente dell’European Biodiesel Board e amministratore delegato di Novaol, azienda leader del settore. “Il primo è l’autotrazione, mentre il secondo è il riscaldamento. In altre parole, con il biodiesel è possibile alimentare qualsiasi tipo di motore (automobile, macchine industriali e così via) e le caldaie delle nostre abitazioni”. In Italia sono molti i progetti che si muovono in questa direzione. È il caso di Ravenna, città nella quale tutti i mezzi pubblici vanno a biodiesel. E, negli ultimi anni, anche nelle grandi città si sta facendo qualcosa. Come nel capoluogo lombardo, dove l’Azienda Milanese Servizi Ambientali, una società che gestisce i rifiuti, ha dotato 300 automezzi di motore a biodiesel. E se si pensa che l’uso in miscele – 70 per cento gasolio e 30 per cento biodiesel – anche se non ha gli stessi benefici ambientali del biocarburante puro, non richiede alcuna modifica dei motori, il numero dei mezzi a “benzina ecologica” può decisamente aumentare. Inoltre, una recente indagine mostra come a Roma e a Milano ci siano già circa 2000 palazzi con un impianto di riscaldamento a biodiesel e la curiosità è che tra questi edifici c’è anche il celebre Teatro alla Scala. “Un lungo cammino, comunque, deve essere ancora fatto”, continua Rocchietta, “e l’obiettivo nei prossimi 3-4 anni è quello di raddoppiare, se non triplicare, questi numeri”.Ma nonostante questi progetti, l’utilizzo del biodiesel stenta a decollare. “I motivi principali sono due”, conclude Rocchietta. “Da una parte, infatti, c’è un problema fiscale: poiché il costo diretto di produzione del biodiesel è notevolmente superiore a quello del gasolio minerale, il meccanismo per renderlo competitivo è quello della esenzione dalle accise (le imposte che gravano sui prodotti petroliferi). In Italia, per esempio, la legge prevede che ogni anno sia soggetto a esenzione della tassa solo un contingente di 300 mila tonnellate. Ma non si potrebbe fare di meglio, altrimenti le casse dello Stato ne risentirebbero troppo. Dall’altra parte, la poca disponibilità agricola non permette una produzione adeguata al nostro fabbisogno energetico”. Il biodiesel, quindi, è e probabilmente resterà una soluzione di nicchia anche se, come dicono gli esperti, insieme alle altre energie alternative potrà aiutarci a vivere in un mondo più pulito.

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Federico Ferrazza

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Giornalista, è nato nel 1978. E' coordinatore del sito Wired.it. Ha scritto di tecnologia, new media e scienza per alcune delle principali testate nazionali; tra queste: Galileo, La Repubblica, Il Sole 24 Ore, L’espresso, Il Venerdì di Repubblica, Wired Italia, XL, Il Corriere delle Comunicazioni, Sapere. Insegna new media e giornalismo on-line in alcuni master universitari. 


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