Quel popolo venuto dal Sud
0Potrebbero essere stati degli europei continentali i fondatori di Stonehenge, uno dei monumenti preistorici più antichi e noti in terra britannica. È l’ipotesi di un gruppo di archeologi che ha analizzato i resti del cosiddetto Arciere di Amesbury, rinvenuti lo scorso maggio a cinque chilometri dal celeberrimo sito archeologico. Il corpo, sepolto insieme a quello di un ragazzo, era ancora ricoperto di ricchi ornamenti in oro e rame, i più antichi mai ritrovati in Gran Bretagna. Secondo gli archeologi, i manufatti, segno caratteristico dell’appartenenza dell’uomo a un alto lignaggio, risalirebbero alla metà del terzo millennio a.C., più o meno la stessa epoca cui si fa risalire la costruzione della vicina Stonehenge. Ma l’aspetto più interessante della scoperta è emerso dall’analisi con il carbonio 14 della dentatura dei due corpi: l’arciere sarebbe nato e cresciuto in un’area geografica dal clima più mite dell’Inghilterra, presumibilmente nell’Europa centrale, in Svizzera o in Germania, mentre il giovane, geneticamente affine, sarebbe cresciuto sul luogo. “E’ una scoperta importantissima”, ha dichiarato al New Scientist Mike Pitts dell’English Heritage’s Stonenge Project, “per la ricchezza del corredo rinvenuto e la luce che getta sulla diffusione della popolazione e sulla capacità tecnologica nell’Europa della prima età del bronzo”. (m.b.)
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Il tempo è una sfida per la comunicazione scientifica. Rendere conto di questa complessa variabile nel racconto della scienza è un compito che i comunicatori sono chiamati a svolgere con chiarezza e rigore, senza mancare però di affascinare e coinvolgere il pubblico. Grazie alla partecipazione di esperti di comunicazione, l’incontro punterà l’attenzione sui diversi modi in cui è possibile parlare del tempo nella scienza, a partire da tre particolari aree di interesse così da offrire il più ampio scenario possibile: la fisica, con la teoria del Big Bang; l’evoluzione, con la storia del viaggio attraverso il tempo dell’essere umano; la medicina narrativa, che usa i tempi del racconto della malattia per migliorare la condizione del paziente. -
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Lo “stress” è legato alle fantasie sul futuro: anche se in un dato momento proviamo un grande disagio, non ci sentiamo molto stressati a meno di non immaginare che il disagio si protrarrà nel tempo. Tre milioni di anni fa, i nostri antenati erano in competizione con altri animali selvatici nella savana africana. Essi sopravvissero perché ereditarono una risposta di “combattimento o fuga” che li aiutava ad affrontare l’emergenza con azioni tempestive in caso di minaccia, e perché svilupparono la capacità di pensare al passato, immaginare il futuro e pianificare azioni di conseguenza. Mentre questi sistemi, presi singolarmente, contribuivano in maniera efficace al miglioramento della sopravvivenza, operando insieme sono diventati una fonte di stress continuo. Fortunatamente molte culture umane hanno finito col trovare dei modi per allenare la mente a sospendere questa costante pianificazione della sopravvivenza, astrarsi dal flusso di pensieri e assaporare il momento presente. Questa conferenza esplorerà i modi in cui la scienza moderna sta adattando queste tecniche antiche per alleviare lo stress del mondo moderno.vai al sito galileoedit.it -
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