Dossier: Una bomba contro la Tbc
L’aiuto che non arriva
0Immaginiamo di avere un problema “di vita o di morte”. E di riuscire, dopo molto tempo, a mettere in atto un’iniziativa capace, se non di risolverlo, almeno di tenerlo sotto controllo. È quanto è successo con il Global Fund per contrastare Aids, tubercolosi e malaria. Nato nel gennaio 2002, lo scopo di questa giovane istituzione è quello di fornire dei fondi per controllare e contrastare queste tre malattie, che uccidono sei milioni di persone ogni anno nel mondo. Ma cosa succede se poi il rimedio non funziona? Ad avanzare questa ipotesi sono i ricercatori della London School of Hygiene & Tropical Medicine (Lshtm) in uno studio svolto nel 2003 e pubblicato su “The Lancet” a luglio di quest’anno. Le condizioni imposte ai paesi per ricevere le donazioni dal Global Fund, infatti, sarebbero troppo complicate e i ritardi nell’erogazione dei fondi avrebbero frustrato le speranze di rapidi interventi per il monitoraggio delle malattie. Sotto accusa è in particolare il Country coordinating mechanisms (CCMs), cioè quell’insieme di agenzie nazionali, membri del governo, organizzazioni non governative e aziende private, che in ogni paese richiedente ha il compito di sviluppare e sottoporre al Global Fund delle proposte per l’erogazione di fondi. Accanto a quest’organo, sono previsti anche un destinatario principale, cioè un’organizzazione nazionale che riceve i fondi ed è responsabile di come vengono usati, e un agente locale, ovvero un’organizzazione professionale indipendente che deve controllare i vari processi. Ma la ricerca, basata su 137 interviste effettuate a soggetti coinvolti nel processo in Mozambico, Tanzania, Uganda e Zambia, ha portato alla luce le difficoltà del meccanismo. “Sono noti da tempo i problemi legati ai vari Ccm nazionali”, spiega Mauro Guarinieri, presidente dell’European Aids Treatment Group e membro della onlus Nadir. “Quasi l’80 per cento di essi è costituito da ex funzionari del governo e la società civile non è per niente rappresentata”. Un problema che il Global Fund vuole risolvere “aprendo canali diretti con le persone sieropositive e con le singole associazioni non coinvolte nei Ccm, le quali possono segnalare il mal funzionamento e le violazioni presenti nella loro composizione”, continua Guarinieri. In tutte le nazioni, inoltre, emergono difficoltà nel funzionamento dei comitati: la consultazione dei collegi in genere è povera e ostacolata dalla mancanza di tempo e di risorse, dalle infrastrutture di comunicazione inadeguate, dalla scarsa presenza ai meeting e dal lavoro in eccesso. Solo in Mozambico la presenza al Ccm sembra essere regolare e consistente e le discussioni sono aperte anche ai rappresentanti della società civile. I problemi sono rilevanti anche dal punto di vista dell’applicazione delle regole. Colpa anche del fatto che il Global Fund non ha diffuso le linee guida ai membri dei vari Ccm. In più il meccanismo per incanalare i fondi verso le organizzazioni locali non è stato testato: sembra infatti improbabile che le piccole realtà siano in grado di giustificare le loro spese su base quadrimestrale così come richiesto dal fondo internazionale. “E’ giusto però controllare queste situazioni ed eventualmente decidere di sospendere un finanziamento se alcune realtà dimostrano di non avere le capacità di amministrare i fondi”, sottolinea Guarinieri.Ma la preoccupazione principale di tutti i paesi presi in esame è il ritardo con cui sono giunte le erogazioni, che ha impedito di avviare in modo rapido degli interventi di monitoraggio, e le difficoltà nell’amministrare i fondi. Il primo paese a raggiungere un accordo per la donazione era stato nel novembre del 2002 la Tanzania, che l’anno dopo ha ricevuto solo il 4 per cento dei 12 miliardi di dollari promessi. “Colpa dei tagli pesanti attuati l’anno scorso nei confronti del Global Fund”, conclude Guarinieri. “Gli Usa non hanno rispettato la promessa di un miliardo di dollari di fondi, e anche l’Europa rischia di mancare alle promesse fatte a causa dell’Italia. Fonti interne del Global Fund dicono che i 100 milioni di dollari che dovevano arrivare dal nostro paese ai primi di luglio non sono ancora giunti e non ci sono informazioni al riguardo. Sembra che rientrino nei tagli previsti dalla manovra dell’attuale governo”.
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Autore
Roberta Pizzolante
Giornalista pubblicista dal 2005, è laureata in Sociologia e ha un master in "Le scienze della vita nel giornalismo e nei rapporti politico-istituzionali" conseguito alla Sapienza. Fa parte della redazione di Galileo dal 2001, dove si occupa di ambiente, energia, diritti umani e questioni di rilevanza etica e sociale. Per Sapere, bimestrale di scienza, si occupa dell'editing e della ricerca iconografica. Nel corso negli anni ha svolto vari corsi di formazione e stage nell'ambito della comunicazione (Internazionale, Associated Press, ufficio stampa della Sapienza di Roma, Wwf Italia). Ha scritto per diverse testate tra cui L'espresso, Le Scienze, Mente&Cervello, Repubblica.it, La Macchina del Tempo, Ricerca e Futuro (Cnr), Campus Web, Liberazione, Il Mattino di Padova. Dal 2007 al 2009 ha curato l'agenda degli appuntamenti per il settimanale Vita non Profit.
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Indice del dossier
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Tbc: impossibile ignorarla
01 Settembre 2000 -
Una proteina diffonde il batterio
13 Luglio 2001 -
Il vaccino perde di efficacia
12 Settembre 2001 -
Vaccini da pomodori e patate
24 Novembre 2003 -
Tubercolosi, diagnosi più efficace
29 Marzo 2004 -
Farmacia gm
06 Agosto 2004 -
L’aiuto che non arriva
06 Agosto 2004 -
"Stiamo perdendo la sfida"
08 Ottobre 2004 -
Nuovo piano contro la tubercolosi
30 Gennaio 2006 -
L'epidemia dimenticata
31 Marzo 2006 -
Emergenza Tbc
07 Settembre 2006 -
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