Dossier: Cites sotto accusa
A ciascuno il suo nome
0Si parla molto di biodiversità, dell’importanza di salvaguardare le specie viventi e contrastare quella che molti etologi descrivono come la più grande estinzione di massa, attualmente in corso, da quando i dinosauri sono scomparsi dalla faccia della Terra. Ma, paradossalmente, lo scambio di informazioni si svolge in assenza di un linguaggio universale che permetta di chiamare ogni animale con il proprio nome. Specie differenti sono state indicate con lo stesso, altre ne hanno ricevuto più di uno, e molte non sono mai state neppure battezzate. Per mettere fine a questa Babele e snellire il lavoro di biologi, ecologi e conservazionisti, inutilmente complicato dalla confusione terminologica, un gruppo internazionale di zoologi, l’International Commission on Zoological Nomenclature (Iczn), ha proposto una soluzione: ZooBank, un registro virtuale open-access, in continuo aggiornamento. Il progetto è già in fase operativa. Un prototipo dell’archivio, una sorta di enciclopedia on line degli animali, è stato realizzato dalla società Thomson Zoological che gestisce lo storico catalogo dei nomi animali, chiamato Zoological Record: sarà presentato il primo marzo allo Zoo di Londra e al parlamento inglese di Westminster. Tra i partner dell’iniziativa, anche Gbif (Global Biodiversity Information and Facility).ZooBank si preannuncia come la prima rivoluzione moderna della tassonomia, dopo quella di Carl Von Linné, il naturalista svedese che nel 1758 inventò il sistema di nomenclatura binario consistente in due parole latine (per esempio Homo sapiens), con il quale classificò oltre 10.000 animali e piante. Ma da allora le cose sono molto cambiate, fino a diventare ingestibili e a rendere necessario un diverso sistema di regolamentazione. “Si calcola che finora siano sono state descritte più di milione e mezzo di specie, e molte di più, forse dieci milioni, non sono ancora state identificate, soprattutto insetti delle foreste tropicali, ragni, vermi parassiti e crostacei dei fondali marini”, afferma Alessandro Minelli, docente di zoologia all’Università di Padova e membro dell’Iczn. “Moltissime specie nuove sono già state raccolte, sono conservate nei musei ma non sono ancora state studiate”. La mole di dati è enorme: ogni anno, 15 mila nuovi nomi si aggiungono alla lista dei sei milioni già utilizzati per le specie note (in media, quattro nomi per ogni animale) e disseminati in articoli, libri, atti di convegni o pubblicazioni scientifiche su più di 1.100 riviste specializzate. Un sistema così vasto e frammentato sfugge di mano alla stessa comunità scientifica.”L’idea di ZooBank è quella di disciplinare le conoscenze, creando un canale unico e visibile a tutti, dove registrare i nuovi dati, esattamente come è stato fatto per GenBank, il database della genetica dove vengono depositate le nuove scoperte sulle sequenze del Dna”, spiega Minelli. Non si tratterà però di uno strumento di peer-review, che entra nel merito delle differenze tassonomiche fra specie: “Per esempio, se due farfalle molto simili vengono riconosciute come due specie distinte, verranno registrate su ZooBank con i nomi distinti, senza sindacare, come avviene per un un atto notarile. Nel momento in cui la scienza decidesse che in realtà si trattava invece di due esemplari della stessa specie, l’archivio verrebbe automaticamente aggiornato”.Sulle modalità di registrazione di nuove voci il dibattito fra gli esperti è ancora aperto: i più cauti propongono che sia successiva alle pubblicazione scientifica su una rivista con peer-review, altri invece prefigurano un sistema svincolato e autonomo, che funzioni direttamente in tempo reale. Ma quello che conta al momento non è in discussione: unificare e centralizzare le informazioni, perché anche la tassonomia possa smettere le vesti settecentesche ed entrare a pieno titolo nella “big science”, la scienza globalizzata del XXI secolo.
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Autore
Daniela Cipolloni
Daniela Cipolloni è giornalista scientifica freelance. Scrive per il settimanale Oggi ed è redattrice del sito dell'Agenzia Spaziale Italiana. Ha lavorato nella redazione di Galileo e Zadig Roma, collaborando per numerose testate tra cui L'espresso, Le Scienze, Mente & Cervello, Il Messaggero. È stata docente al Master in comunicazione della scienza della Sissa di Trieste. Nel 2009 ha scritto il libro "Compagno Darwin. L’evoluzione è di destra o di sinistra?" (Sironi) insieme a Nicola Nosengo.
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Indice del dossier
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Ecco le specie italiane a rischio
20 Ottobre 2000 -
Prêt a porter da cani
22 Dicembre 2001 -
Avorio, continua il traffico illegale
16 Dicembre 2003 -
A ciascuno il suo nome
24 Febbraio 2006 -
Balene sotto tiro
18 Ottobre 2006 -
Pericolo biopirateria
21 Luglio 2006 -
Si salvi chi può
23 Maggio 2007 -
Un anno di zoomafia
30 Maggio 2007
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FESTIVAL DELLE SCIENZE
Raccontare il tempo e i tempi della scienza
Bruno Arpaia
Francesco Cavalli Sforza
Stefania Polvani
Moderatore Elisa Manacorda, Galileo
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Il tempo è una sfida per la comunicazione scientifica. Rendere conto di questa complessa variabile nel racconto della scienza è un compito che i comunicatori sono chiamati a svolgere con chiarezza e rigore, senza mancare però di affascinare e coinvolgere il pubblico. Grazie alla partecipazione di esperti di comunicazione, l’incontro punterà l’attenzione sui diversi modi in cui è possibile parlare del tempo nella scienza, a partire da tre particolari aree di interesse così da offrire il più ampio scenario possibile: la fisica, con la teoria del Big Bang; l’evoluzione, con la storia del viaggio attraverso il tempo dell’essere umano; la medicina narrativa, che usa i tempi del racconto della malattia per migliorare la condizione del paziente. -
Tempo e stress
FESTIVAL DELLE SCIENZE
Tempo e stress
Lectio Magistralis di Ronald D. Siegel
Introduce: Lorenzo Mannella, Galileo
Lo “stress” è legato alle fantasie sul futuro: anche se in un dato momento proviamo un grande disagio, non ci sentiamo molto stressati a meno di non immaginare che il disagio si protrarrà nel tempo. Tre milioni di anni fa, i nostri antenati erano in competizione con altri animali selvatici nella savana africana. Essi sopravvissero perché ereditarono una risposta di “combattimento o fuga” che li aiutava ad affrontare l’emergenza con azioni tempestive in caso di minaccia, e perché svilupparono la capacità di pensare al passato, immaginare il futuro e pianificare azioni di conseguenza. Mentre questi sistemi, presi singolarmente, contribuivano in maniera efficace al miglioramento della sopravvivenza, operando insieme sono diventati una fonte di stress continuo. Fortunatamente molte culture umane hanno finito col trovare dei modi per allenare la mente a sospendere questa costante pianificazione della sopravvivenza, astrarsi dal flusso di pensieri e assaporare il momento presente. Questa conferenza esplorerà i modi in cui la scienza moderna sta adattando queste tecniche antiche per alleviare lo stress del mondo moderno.vai al sito galileoedit.it -
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