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11 Febbraio 2012 | ultimo aggiornamento 1 giorno fa

Dossier: Italia, un passo avanti

Temi salute

Cannabis fai da te

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di Giovanna Dall'Ongaro | Pubblicato il 02 Giugno 2006 00:00

Coltivare marijuana in casa senza incorrere in sanzioni penali, ma solo se le piante sono destinate a scopi terapeutici. L’opportunità potrebbe venire concessa dalla Regione Lazio a tutti i malati di sclerosi multipla, cancro, Aids, morbo di Parkinson, epilessia, che hanno necessità di alleviare i sintomi della malattia ricorrendo ai cannabinoidi. Il disegno di legge che verrà discusso dal Consiglio Regionale entro il prossimo 30 giugno, coordinato dal consigliere di Rifondazione Comunista Anna Pizzo, nasce proprio dall’esigenza di semplificare le procedure per l’utilizzo terapeutico della cannabis ed evitare di arricchire ulteriormente le aziende farmaceutiche. “A questa proposta siamo arrivati un po’ per disperazione” confessa Anna Pizzo. “Dopo più di otto mesi di lavoro ci siamo resi conto che l’autocoltivazione rappresentava l’unica strada per consentire ai malati di poter beneficiare degli effetti terapeutici della marijuana. Nonostante infatti il Decreto ministeriale dell’11 febbraio 1997 consenta di importare farmaci contenenti il principio attivo Thc (Tetraidrocannabinolo Ndr.) prodotti all’estero, la procedura per ottenerli è spesso lunga e tortuosa”.

Sono i medici di famiglia delle Asl infatti a concedere, previa autorizzazione del Ministero della Sanità, il permesso all’acquisto dei medicinali in questione e il nulla osta spesso tarda ad arrivare. Con la recente legge nazionale sulle tossicodipendenze le procedure poi sono destinate a complicarsi ulteriormente. Sta per scadere infatti la deroga concessa dall’allora ministro della Salute Storace per prorogare di 90 giorni dall’entrata in vigore della Fini-Giovanardi la possibilità di prescrivere i farmaci derivati dalla canapa indiana. “Ma questi non sono motivi validi per incitare l’autoprescrizione di una terapia. La canapa indiana deve essere assunta sotto stretto controllo medico, perché può avere seri effetti collaterali” commenta Rosanna Cerbo, neurologa dell’Università “La Sapienza” di Roma e responsabile del centro di medicina del dolore “Enzo Borzomati” del Policlinico Umberto I che coordina la più ampia sperimentazione italiana della cannabis sintetica per curare il dolore nei malati di cancro. “Inoltre” aggiunge cauta la professoressa Cerbo “la canapa indiana non può essere considerata la panacea di tutti i mali. La sua efficacia è stata dimostrata definitivamente solo per alcune patologie specifiche come nel caso dell’attenuazione della spasticità nella sclerosi multipla. Il suo effetto è poi potenziato se somministrata insieme alla morfina, e questo ovviamente può avvenire solo sotto rigide indicazioni mediche o in ambito ospedaliero. Sarei pronta a giudicare positivamente questa proposta di legge solo qualora essa servisse a facilitare l’accesso ai farmaci già disponibili”.

Ma l’iniziativa, così come descritta da Anna Izzo, sembra puntare ad altro: “I malati devono essere liberati dagli attuali lacci giuridici, del resto il diritto del cittadino alla propria salute è tutelato dall’articolo 32 della Costituzione. Perciò sosteniamo che i malati abbiano il diritto di utilizzare, sotto indicazione del medico, nel modo più opportuno le proprie piante di marijuana, come decotto, tisana, oppure per via aerea”. Ma assunta in queste forme la marijuana mantiene le sue proprietà terapeutiche? “Assolutamente no” sostiene Cristina Rebuzzi responsabile dell’unità operativa di Terapia del dolore dell’ospedale di Pescara e consigliere della Federazione cure palliative. “Dal punto di vista terapeutico la cannabis fumata perde più della metà dei suoi effetti. La somministrazione per avere reale efficacia deve avvenire nei tempi, modi e quantità stabiliti dal medico. Per esempio viene prescritta in modo controllato sei ore prima delle sedute di chemioterapia per contrastarne gli effetti collaterali”.

La proposta di legge della Regione Lazio, che l’esponente di Rifondazione Anna Pizzo si impegna a discutere anche con l’Aifa (Agenzia Italiana per il Farmaco) del cui Cda è membro Augusto Battaglia assessore regionale alla Sanità, potrebbe venire presa a modello da altre regioni. Come la Toscana, impegnata anche nel progetto della safe injection room, una stanza dove i tossicodipendenti possano iniettarsi eroina sotto controllo del medico, oppure l’Abruzzo e il Friuli-Venezia Giulia. L’Italia diventerebbe così il secondo paese nel mondo, dopo il Canada, con il permesso di coltivare marijuana per uso medico personale.

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Giovanna Dall'Ongaro

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Laureata in filosofia ha curato l’ufficio stampa dell'Ente Nazionale Protezione Animali e collabora come free lance con diverse testate, tra cui 50&Più (Confcommercio),L'Espresso, La Macchina del Tempo. Dal 2003 fa parte della redazione di Sapere.


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