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11 Febbraio 2012 | ultimo aggiornamento 1 giorno fa

Dossier: Due anni da vivere intensamente

Temi società

Antartide, il lavoro continua

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di Valentina Sereni | Pubblicato il 23 Giugno 2006 00:00

La ricerca italiana in Antartide continua. Lo ha garantito il Sottosegretario del Ministero dell’Università e della Ricerca, Nando Dalla Chiesa, intervenendo a Roma alla presentazione dei risultati della XXI spedizione italiana in Antartide. In cui si è parlato molto dei risultati, ma anche molto dei problemi finanziari della missione italiana di ricerca al Polo Sud. Carlo Alberto Ricci, presidente del Csna (Commissione Scientifica Nazionale per l’Antartide) ha ricordato: “Quella antartica è big science, costosa per forza, con 110 progetti di ricerca in attivo, 350 unità operative e 1800 ricercatori. Non è solo scienza ma è anche politica: il ruolo che l’Italia può giocare sul piano politico dipende dalla ricerca in Antartide e il sistema è pronto ad accettare la sfida bipolare. Ci attendiamo risposte di alto profilo, adeguate a un Paese che a pieno titolo fa parte degli otto grandi”.

“Il nostro problema è rendere fattibili un centinaio di progetti” ha ribadito Pier Angelo Germani, Presidente del Consorzio per l’attuazione del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide “Questo significa disponibilità finanziaria (soldi già in tasca) e organizzazione. Quest’anno sono state fatte tre campagne oceanografiche grazie ai fondi di altre campagne saltate negli anni precedenti: basta una mancata coincidenza per dover rimandare il progetto all’anno successivo”.

Dalla Chiesa ha risposto all’appello, ricordando che la ricerca è uno degli obiettivi principali di questo governo e rassicurando i presenti sulla continuità dei finanziamenti. L’Italia è ormai presente in Antartide tutto l’anno. In questo momento solo dieci persone si trovano nella stazione italo-francese Concordia, nel sito denominato Dome C, a circa 75 gradi Sud di latitudine e 123 gradi Est di longitudine e a oltre sessanta gradi sotto zero. Quattro sono italiani.

Il nostro Paese è entrato nel sistema di ricerca in Antartide formalmente nel 1981, effettivamente nell’85: 21 anni di attività, svolte con un’organizzazione che non ha niente da invidiare a quella delle altre nazioni economicamente più forti. Le ricerche che si svolgono vanno da quelle di base a quelle applicate: dieci i settori coinvolti dalla chimica e fisica dell’atmosfera, alla climatologia, all’astrofisica, allo studio dei processi criogenici, svolti a temperature prossime allo zero assoluto. È stata portata a termine l’installazione di una stazione meteo automatica con lancio sistematico di palloni; e i ricercatori italiani dispongono di un archivio del ghiaccio con carote risalenti a 850 mila anni fa, che permettono di studiare i cambiamenti climatici che hanno interessato l’Antartide.

E proprio dagli effetti dei cambiamenti climatici, quelli più recenti ovviamente, vengono le peggiori notizie riportate dai ricercatori italiani. “Abbiamo notato una condizione generale di peggioramento” ha raccontato Antonino Cucinotta, Direttore Generale del Consorzio per l’attuazione del Pnra. “La Baia di Terranova era protetta dal ghiacciaio Campbell che la riparava dai venti provenienti dal continente. Ora il ghiacciaio si è ridotto e i venti provocano la rottura del pack che viene trasportato alla deriva. In più, l’aumento della temperatura causa l’impraticabilità della pista di atterraggio dai primi di novembre a fine dicembre e siamo obbligati a chiedere aiuto agli americani”. La copertura dei ghiacci era eccezionalmente ridotta quest’anno e a ottobre davanti alla base, per la prima volta, al posto del pack c’era il mare.

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