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02 Settembre 2010 | ultimo aggiornamento circa un'ora fa
Temi società

Tre anni di legge 40

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Pubblicato il 14 Marzo 2007 17:06

A tre anni dall’entrata in vigore della legge 40, si chiarisce l’impatto delle norme sulle tecniche di fecondazione assistita nella vita quotidiana di medici e pazienti. I primi dati, parziali, ma significativi, relativi al 2006, arrivano da quattro tra i più importanti centri milanesi, che effettuano complessivamente non meno di 5.000 cicli l’anno: l’ospedale San Raffaele, la clinica Mangiagalli, la clinica Humanitas e l’ospedale Sacco. Una buona proiezione dei risultati regionali dei 28 centri lombardi e anche una anticipazione parziale dei 276 centri censiti dal Registro nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità, a cui andranno aggiunti i 54 centri del Lazio, a oggi non ancora certificati dall’amministrazione regionale: i centri lombardi, infatti, rappresentano il 25,3 per cento delle coppie italiane e il 24,3 per cento dei cicli totali.

Dati che preparano al dibattito sulle linee guida che il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità aggiorneranno entro fine giugno. L’occasione per far chiarezza arriva dal convegno “Riproduzione assistita. Obiettivo per la vita”, svoltosi a Milano lo scorso 10 marzo e promosso dalla fondazione Cure onlus, dedicata alla sterilità dei portatori di malattie virali gravi (HIV, epatite C e B). La fondazione, nell’ambito del polo universitario dell’ospedale Sacco di Milano, offre una risposta soprattutto alle gravi forme di infertilità maschile, spesso associate alle malattie virali. “Per questo gruppo di pazienti”, spiega Valeria Savasi, dell’ospedale Sacco, sono necessari degli interventi chirurgici per ottenere gli spermatozoi.

Il prelievo testicolare è un intervento invasivo, che rischia di essere vanificato a causa della norma più vessatoria della legge 40, quella che limita a tre il numero di embrioni da trasferire e quindi di ovociti da fecondare. “Ed è per questo che noi chiediamo una maggiore flessibilità ed il riconoscimento della discrezionalità clinica del medico”, aggiunge Paolo Levi Setti responsabile della Irccs Humanitas. La pensa così anche Guido Ragni, direttore dell’Unità Operativa della Sterilità di coppia del Policlinico Mangiagalli Regina Elena di Milano, che denuncia lo spreco di ovociti, ma anche la difficoltà di salvare con il congelamento gli ovociti soprannumerari. Troppo pochi e non sempre idonei alle tecniche di conservazione, tanto da non meritare l’attivazione dell’impegnativo protocollo del congelamento.

Un vincolo rigido che provoca effetti a cascata. L’impossibilità di congelare embrioni, se non in casi eccezionali e di grave pericolo per la salute della donna, riduce apparentemente la stimolazione ormonale per la donna, nel singolo ciclo, ma comporta, per una donna che abbia superato i 35 anni, una diminuzione dell’esito positivo della gravidanza in media del 3 per cento e la costringe alla ripetizione dei cicli. “La popolazione che trattiamo dalla entrata in vigore della legge a oggi è invecchiata”, dice ancora Levi Setti, proprio a causa dei ripetuti cicli a vuoto che incrementano il tasso di insuccesso finale, ormai del 30 per cento.

Ma c’è un altro risultato inquietante, l’aumento delle gravidanze plurigemellari. “Il dato va letto, scorporandolo con attenzione in base alla fascia di età”, commenta Filippo Ubaldi, ginecologo romano, membro del comitato scientifico della Società europea di Riproduzione umana ed Embriologia (Eshre). Il numero delle gravidanze trigemine è ai livelli di guardia sotto i 35 anni, oltre il 7 per cento. Lo dimostra il confronto con i dati europei del 2004 di 25 paesi, tra cui l’Italia. “Apparentemente le gravidanze gemellari e trigemine sembrano stabili (2,8 per cento), ma se scorporiamo i risultati in base all’età della donna (dati Cecos 2004) il dato sale al 7,6 per cento, un vero e proprio campanello d’allarme per le politiche sanitarie e per la salute di madre e nascituro”, conclude Ubaldi. Profondo il senso di frustrazione degli operatori italiani che contribuiscono al dibattito scientifico europeo sulla materia con una produzione di ricerche che li colloca, già da qualche anno, tra primi tre paesi.

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