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02 Settembre 2010 | ultimo aggiornamento 35 minuti fa
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La foresta più antica del mondo

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Pubblicato il 18 Aprile 2007 20:05

Grazie al ritrovamento di fossili di albero con tronco, rami, ramoscelli e corona praticamente intatti, un team internazionale ha potuto fornire la descrizione delle foreste più antiche del mondo, formate da alberi simili a felci e presenti sulla Terra circa 385 milioni di anni fa (periodo Devoniano). La scoperta, pubblicata su Nature, risolve un mistero che ha impegnato gli scienziati per più di un secolo: fossili di ceppi di alberi con radici furono scoperti infatti già nel 1870 in una cava di Gilboa (nello stato di New York), dopo un’improvvisa alluvione. I ceppi di Gilboa erano considerati i resti fossili delle più antiche foreste terrestri, ma gli scienziati non avevano mai visto la parte superiore dell’albero e non sapevano a quale specie assomigliasse.

Nel giugno del 2004 Linda VanAller Hernick e Frank Mannolini del reparto di paleontologia del New York State Museum hanno scoperto il fossile di una corona in un piccola cava di arenaria del Department of Environmental Conservation, a una quindicina di chilometri dal luogo di ritrovamento dei ceppi di Gilboa. La seconda scoperta, l’estate successiva, è stata invece una porzione di tronco lunga 8,5 metri. I fossili sono stati assemblati con l’aiuto di Christopher Berry della Cardiff University il quale è stato in grado di identificare i reperti come appartenenti alla Wattieza, un albero simile alla felce. Piccoli frammenti di Wattieza erano stati trovati anche in passato, ma non c’era alcuna prova diretta di quanto potesse crescere la pianta, mentre i nuovi campioni dimostrano che raggiunsero un’altezza di almeno otto metri e formarono la prima foresta conosciuta sulla Terra.

Berry sostiene su Nature l’importanza della scoperta: “Ci ha permesso di ricreare i primi ecosistemi delle foreste. È stato un momento significativo nella storia del pianeta: l’aumento delle foreste rimosse molta anidride carbonica dall’atmosfera, causando il calo delle temperature e rendendo il pianeta molto simile alle attuali condizioni”.

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