Tabacco anti Parkinson
0Di certo non è un buon motivo per cominciare, o per non decidere di smettere, ma i fumatori che si sentono continuamente ripetere che prima o poi avranno un cancro possono ora ribattere che probabilmente non soffriranno mai di Parkinson. Da una metanalisi condotta da Beate Ritz del dipartimento di salute pubblica dell’Università della California, risulta che il fumo di sigaretta è associato a una diminuzione del rischio di sviluppare questa patologia neurodegenerativa. Insieme al suo gruppo, la ricercatrice americana ha raccolto dati su circa 12 mila soggetti – un quarto dei quali affetti da Parkinson – coinvolti in 11 studi condotti tra il 1960 e il 2004. Il lavoro è stato pubblicato nel numero di luglio di Archives of Neurology, uno degli archivi della rivista JAMA.
I più “fortunati” sembrerebbero i fumatori più accaniti e quelli che hanno smesso di fumare da meno tempo. “Una diminuzione del rischio – dal 13 al 32 per cento - è stata osservata in soggetti che avevano smesso di fumare fino a 25 anni prima”, affermano i ricercatori. Altri prodotti a base di tabacco sembrano essere efficaci: uomini che fumavano la pipa o il sigaro hanno visto diminuire del 54 per cento il rischio di insorgenza di Parkinson. Nessun giovamento, tuttavia, ci sarebbe per chi ha più di 75 anni di età. Inoltre, ci sarebbero differenze di natura genetica: i benefici riguarderebbero solamente bianchi o asiatico-americani, escludendo ispanici e afro-americani. Ininfluenti sarebbero invece il sesso o il livello socioculturale, affermano gli autori dello studio.
La spiegazione di questo effetto del fumo non c’è, ma i ricercatori fanno due ipotesi: una protezione di qualche componente del fumo di sigaretta sui neuroni dopaminergici o un’alterazione dell’attività di enzimi metabolici che determinerebbe una minore produzione di sostanze tossiche endogene. In attesa di capire quali siano i componenti del tabacco efficaci nel ruolo di prevenzione del Parkinson, gli stessi ricercatori concludono che “c’è ancora molto da capire tramite studi epidemiologici che coinvolgano sottogruppi quali consumatori di gomme o cerotti alla nicotina, persone esposte a fumo passivo o soggetti che metabolizzano il tabacco in modo diverso”. (s.m.)
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