Dossier: Inversione di tendenza
Se la città fosse un'isola pedonale
0Soltanto l'adozione di misure radicali come il divieto di circolazione per le automobili in città potrà ridurre realmente l'inquinamento a Londra. A sostenerlo è una equipe di scienziati della London School of Hygiene & Tropical Medicine e della Transport Studies Unit dell'Università di Oxford. L'obiettivo prefissato dalla Greater London Authority (Gla) di diminuire del 60 per cento le emissioni di biossido di carbonio entro il 2025 è troppo modesto, affermano i ricercatori. Il taglio dovrà essere almeno del 72 per cento entro il 2030 e, per farcela, la strada è una sola: incrementare al massimo la dotazione di piste ciclabili e percorsi pedonali in una metropoli definitivamente liberata dalle macchine, sia in centro che in periferia.
Il tasso di Co2 prodotto dai motori rappresenta attualmente il 14 per cento del totale delle emissioni nella capitale britannica. E, malgrado la bicicletta veda aumentare costantemente la propria popolarità (dal 2000 il numero dei ciclisti è salito dell'83 per cento), è stato calcolato che ogni giorno sette automobili su dieci percorrono una distanza inferiore agli otto chilometri.
Se la circolazione delle macchine fosse preclusa nel centro della città, valuta lo studio, le emissioni di biossido di carbonio nell'aria diminuirebbero del 49 per cento, un decremento consistente ma comunque al di sotto degli obiettivi attesi dalla Gla. Le emissioni calerebbero del 72 per cento, invece, se il divieto fosse esteso anche nelle periferie, con il 53 per cento del totale degli spostamenti affidato alle piste ciclabili e ai percorsi pedonali.
Benefici previsti anche per la salute della popolazione, costretta a fare molta più attività fisica rispetto ad oggi. Secondo lo studio, infatti, l'abbandono della macchina farebbe perdere a ogni persona circa 4,5 chilogrammi, il rischio di tumore al seno per le donne di 40 anni diminuirebbe del 25 per cento. Per gli uomini di 50 anni il tasso di mortalità scenderebbe almeno del 20 per cento, e i casi di diabete di tipo 2 del 30 per cento. (l. s.)
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