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11 Febbraio 2012 | ultimo aggiornamento circa 15 ore fa
Temi società

Come il sangue modifica il cervello

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Pubblicato il 17 Ottobre 2007 10:35

Diversi esperimenti sembrano attribuire al flusso sanguigno importanti condizionamenti cerebrali, oltre alla ovvia funzione di “consegna dei rifornimenti”. Secondo gli studi del gruppo di Christopher Moore, del McGovern Institute for Brain Research del Massachusetts Institute of Technology (Mit), infatti, il sangue agirebbe sui neuroni, condizionando il modo in cui questi rilasciano i segnali. I risultati sono stati pubblicati su Journal of Neurophysiology. Secondo questa ipotesi, chiamata 'emo-neurale', cambiamenti localizzati del flusso sanguigno influenzerebbero l'attività dei neuroni, alterando il modo in cui questi trasmettono i segnali alle altre cellule cerebrali. Gli studi in corso presso il laboratorio del Mit hanno mostrato persino come il flusso del sangue sembra modulare l'attività dei singoli neuroni. Secondo i ricercatori questo avverrebbe perché i vasi sanguigni sono permeabili a determinati fattori, trasportati nel sangue, in grado di alterare l'attività cerebrale, e cambiamenti del volume  corrispondono a cambiamenti della concentrazione di queste molecole. Inoltre il sangue influenza la temperatura dei tessuti che a sua volta condiziona l'attività cellulare.

La teoria di Moore potrebbe avere implicazioni per la comprensione di malattie come l'Alzheimer, la schizofrenia, la sclerosi multipla e l'epilessia. Molti disturbi neurologici come questi infatti sono associati a cambiamenti nel sistema vascolare, ma finora si supponeva che tali i sintomi fossero una conseguenza secondaria del danno ai neuroni. “Noi ipotizziamo invece”, spiega Moore, “che possano esserne una causa”. Per esempio i soggetti affetti da epilessia spesso hanno vasi sanguigni anomali in una regione localizzata del cervello e potrebbe essere proprio il flusso anormale di sangue a generare l'attacco epilettico. Se fosse così, farmaci che agiscono sul flusso sanguigno potrebbero rappresentare una terapia alternativa a quelle attuali. L'ipotesi ha anche importanti risvolti per la risonanza magnetica funzionale (la fMRI), un esame largamente usato che mostra i cambiamenti locali nel flusso del sangue nel cervello. Finora gli scienziati hanno considerato la fMRI come una tecnica che fornisce una lettura dell'attività neuronale, ma se l'ipotesi di Moore trovasse conferma, la fMRI diventerebbe un esame chiave. (m.r.)

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