Uno, dieci, cento universi
0Colin Bruce
I conigli di Schrödinger
Raffaello Cortina 2006, pp. 337, euro 24,80
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Dopo un libro che presentava una spiegazione puramente numerica della meccanica quantistica e uno che aveva per protagonista l'interpretazione di Bohm, ecco un volume che parla di quella che, secondo l’autore, è l'interpretazione correntemente più accettata; l'ipotesi dei molti mondi, dove si immagina che se una particella quantistica può scegliere due, mille o un miliardo di percorsi quello che succede è che si creano due, mille o un miliardo di universi diversi che si distinguono tra loro per come quell'evento è effettivamente accaduto e che non potranno mai più incontrarsi. Questa ipotesi non è esattamente economica, è vero: però ha il vantaggio di non richiedere ulteriori variabili "nascoste", e quindi da un certo punto di vista, a detta dell'autore, rispetta il principio del Rasoio di Occam, oltre a dare un'ottima idea per il titolo del libro.
Colin Bruce, tra l'altro, non è un autore nuovo al pubblico italiano: Cortina aveva già tradotto Sherlock Holmes e i misteri della scienza e Sherlock Holmes e le trappole della logica, due apocrifi in stile per l'appunto sherlockiano nei quali viene fatta divulgazione scientifica in stile prettamente vittoriano. Per la meccanica quantistica, però, l'anacronismo sarebbe stato troppo evidente: Bruce ha così smesso i panni di Conan Doyle, panni che comunque gli calzavano piuttosto bene. Nel libro, dopo un'introduzione che mostra uno dei tipici paradossi della meccanica quantistica legati a una inesplicabile correlazione tra eventi, che sembra verificarsi istantaneamente violando quindi la teoria della relatività, si passa prima alla spiegazione di come la fisica classica non riesca a trattare questi problemi e poi alle altre interpretazioni dei risultati della meccanica quantistica, partendo da quelle classiche per arrivare a Bohm, e infine appunto all'interpretazione dei molti mondi. Il tutto tenendo sempre presente quelli che lui chiama "i principali rompicapo dei quanti". E cioè che le connessioni quantistiche sembrano implicare o segnali più veloci della luce o eventi locali ambigui per un certo periodo (oppure che gli eventi quantistici siano veramente casuali); che l'Universo sembra volere esplorare tutti gli stati quantistici possibili; però ci sembra che la realtà consista di un'unica configurazione specifica, senza contare che questa esplorazione spreca un sacco di energie.
Bruce scrive molto bene, non c'è che dire: resta il fatto che anche lui è un evangelista, cosa che a quanto pare è molto comune tra i fisici contemporanei, e quindi ogni tanto sembra mischiare ad arte le carte, e nascondere sotto il tappeto i punti deboli della teoria. Bisogna però dargli atto che non li omette, e cerca sempre di dare tutte le informazioni che ha, salvo al più commentarle. Per esempio, nel sondaggio informale tra i fisici su quale teoria abbia il maggior seguito, dopo avere scritto che i seguaci dei molti mondi sono ormai la maggioranza di chi prende posizione, fa comunque notare che la maggioranza assoluta preferisce non esprimersi, il che dal suo punto di vista è una sconfitta. Un altro punto di forza del libro è la descrizione del pensiero dei fisici contemporanei: è facile trovare libri che raccontano di come Bohr, Heisenberg e Schrödinger vedevano le bizzarrie dei quanti, ma qui troviamo anche le idee di Deutsch, Penrose e Zeilinger, con la spiegazione del perché i computer quantistici che stanno man mano venendo creati dimostrerebbero la validità della teoria dei molti mondi.
La traduzione italiana mantiene lo stile piacevolmente leggibile dell'autore, e, molto opportunamente, Luca Guzzardi ha pensato di aggiungere alcune note esplicative in punti che sarebbero potuti rimanere oscuri al lettore che non ha dimestichezza con la materia: per esempio, ho finalmente scoperto qual è il vero nome di Monty Hall, la cui fama è legata all'omonimo paradosso. Purtroppo, come il buon Omero, qualche volta lui e il redattore hanno sonnecchiato, e ci sono tre o quattro punti in cui la traduzione è palesemente errata... o forse noi siamo capitati in un mondo dove si è verificato un errore quantistico che ha avuto risonanza macroscopica!
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