Una galleria di troppo
0Un coro di no, e un invito al confronto. Così la comunità degli storici dell’arte si è espressa ieri a proposito del ventilato trasferimento della collezione Corsini dall'omonimo palazzo in via della Lungara a Roma a Palazzo Barberini. A un anno dall'intervista al “Il Messaggero” di Claudio Strinati, soprintendente del Polo Museale Romano, in cui l'idea dell'accorpamento era stata annunciata, e dopo che il progetto è stato presentato al ministro Francesco Rutelli, Vittorio Casale e Enzo Borsellino, dell’Università di Roma Tre, hanno chiamato a raccolta molti degli interessati alla questione. Fra questi spiccava l'assenza di coloro che più degli altri erano chiamati a dare delle risposte, il ministro e il soprintendente.
L'intento dell'accorpamento, così come era emerso dalle parole di Strinati, è quello di realizzare una grande Galleria Nazionale d’Arte Antica a Roma, da paragonare a quella degli Uffizi di Firenze. Parole pronunciate, non senza qualche eccesso, all'indomani del recupero degli ambienti destinati al Circolo Ufficiali delle Forze Armate all’interno del palazzo berniniano di via delle Quattro Fontane. Lo stesso eccesso che in quell'occasione lo aveva portato ad affermare che tutto sommato questo trasferimento dava ai visitatori “la possibilità di vedere un quadro di Caravaggio in più nella medesima sede” (il riferimento è al S. Giovanni Battista nel deserto della Corsini). Infine, altra ragione che guiderebbe la decisione del trasferimento sarebbe quella della scarsa affluenza di pubblico alla Galleria Corsini e della penuria di personale a garanzia della sua apertura.
Tre ragioni non valide secondo gli esperti riuniti ieri a Palazzo Massimo alle Terme. L'idea di un museo nazionale accentratore, in un mondo culturale sempre più rivolto verso il decentramento e la diversificazione delle offerte, è stata infatti giudicata anacronistica. La direttrice della Biblioteca Hertziana, Sybille Ebert-Schifferer, per esempio, ha sottolineato come “il turismo di massa rende molto più difficile la conservazione, come dimostrano i casi più noti di siti presi letteralmente d’assalto, come il Louvre, i Musei Vaticani, il Colosseo, gli Uffizi, in cui gran parte dei turisti ormai va per 'timbrare' una presenza dettata più dal valore simbolico che da quello culturale”. Luoghi in cui, con le parole di un altro relatore Paolo Leon, docente di Economia pubblica all'Università Roma Tre, si ha un “turismo da luna park”.
Stupisce poi l'idea di smontare una galleria storica quando, come hanno sottolineato i numerosi esperti esteri presenti al convegno, l'Italia è invidiata da tutto il mondo proprio per questa sua peculiarità. Basti pensare, solo a Roma, alle gallerie Borghese, Spada, Doria Pamphilj, Colonna, che nessuno immagina certo di smembrare. Sta di fatto che la Galleria Corsini è ancora oggi nel palazzo storico in cui è nata e rappresenta un bene culturale che non permette di scindere l’edificio dalla sua collezione.
Presente alla giornata anche l’ignaro direttore della Galleria Corsini, Sivigliano Alloisi, che ha dichiarato di essere stato lasciato all’oscuro di tutto e di aver saputo del progetto dai giornali. Come ha giustamente precisato Andrea Emiliani, accademico dei Lincei, non è possibile parlare oggi a Roma di un Polo Museale, in una realtà che vede i direttori dei singoli musei che dovrebbero formarlo, esprimere opinioni così agli antipodi. Come parlare di un sistema laddove non sembra prevista nemmeno la comunicazione tra i funzionari coinvolti?
“Niente colpi di mano”, ha aggiunto Marisa Dalai, docente di Storia dell’arte all'Università “La Sapienza” e membro del Comitato tecnico-scientifico per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico di Roma, “è davvero presuntuoso pensare di decidere in pochi un provvedimento di tale importanza che invece necessita di consultazioni, convegni e pool di esperti”. La consultazione che si è svolta ieri, peraltro, ha dato parere unanimemente contrario così come unanime è stato l'appello affinchè la Corsini non chiuda ma sia dotata di qualche custode in più, l’unico vero problema da risolvere per garantire un normale servizio di apertura.
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