La mano robot che si muove col pensiero
0Accendere e spegnere le luci con il pensiero e regolare, semplicemente immaginandolo, la temperatura di una stanza. Si chiama domotica ed è la disciplina che si occupa dell’interazione macchina-essere umano applicata ai dispositivi elettrici della casa. Non solo: è lo stesso campo di ricerca che ha portato alla realizzazione della prima mano robotica mossa dal pensiero.
Compiere un’azione o immaginarla non è poi così diverso per il nostro cervello. Quel che conta è che le onde cerebrali siano riconosciute da un software: i segnali elettrici generati dal cervello si traducono allora in una serie di messaggi precisi che diventano ordini per regolare la spalliera di un letto, come per far muovere un robot.
La prima mano robotica in grado di compiere movimenti complessi immaginati da un individuo è stata presentata durante il convegno Neuromath come la tecnologia più avanzata a livello mondiale in fatto di arti artificiali. Il convegno si è svolto nell’ambito del programma europeo Cost che ha finanziato in parte l’arto robotico ed è coordinato da Fabio Babiloni, docente di Fisiologia presso l'Università Sapienza di Roma.
La mano è stata costruita in seno al progetto Cyberhand guidato da Maria Chiara Carrozza, direttrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e docente di bioingegneria industriale, mentre gli studi di decodifica dei segnali cerebrali si sono svolti nel laboratorio di Imaging Neuroelettrico (NeiLab) dell’Istituto Santa Lucia di Roma, coordinati dal direttore del dipartimento di Neuroscienze dell'Università Tor Vergata Maria Grazia Marciani e da Donatella Mattia della Fondazione Santa Lucia.
<L’Italia è ai primi posti quanto a programmi su tecnologie di interfaccia cervello-computer e la mano robotica è solo l’ultima dimostrazione del punto in cui queste ricerche sono arrivate. “Presso l’Istituto Santa Lucia sono attivi da molti anni progetti sull’impiego di queste tecnologie per il controllo di carrozzine automatizzate e dispositivi elettronici”, spiega Fabio Babiloni: “I ricercatori registrano l’elettroencefalogramma di un soggetto che, per esempio, abbassa un dito; stimano l’attività a livello della corteccia ed estraggono degli indici di funzionamento cerebrale che variano nel tempo man mano che il movimento viene effettuato. A questo punto si divide la corteccia in zone (aree di Brodmann) e si valuta il traffico dei segnali elettrici. Possiamo immaginare il flusso di informazioni come telefonate in entrata e in uscita”.
L’obiettivo è infatti quello di vedere quali zone si attivano durante l'esecuzione di un movimento e valutare come ‘parlano’ tra loro. È a questo livello che tra agire e immaginare ci sono solo lievissime differenze, perché si attivano le stesse aree e i quadri di relazione (pattern) tra le singole parti sono più o meno gli stessi.
Il passaggio successivo è quello di addestrare il computer a riconoscere questi pattern, tarandolo sul soggetto. Gli schemi possono infatti variare da individuo e individuo: un po’ come accade con i programmi di riconoscimento vocale, il calcolatore deve essere tarato sullo schema generato per ogni singolo movimento da un particolare soggetto. “Rispetto al riconoscimento vocale, qui ci troviamo a stadi molto meno avanzati”, commenta Babiloni, “ma, analogamente, la difficoltà sta nel tarare il computer sulle varie ‘tonalità’ che possono essere generate. L’importante è che gli schemi siano sufficientemente stabili”.
Una volta superato questo ostacolo è possibile far interagire il soggetto con diversi dispositivi elettronici purché collegati al computer. Uno degli scopi è certamente quello di creare ausili sempre più efficienti per persone con disabilità motorie e renderle in grado di guidare dispositivi o interagire con gli ambienti. Ma è ovviamente una tecnologia che interessa anche le persone senza alcun tipo di disabilità, che potrebbero avere una capacità ulteriore di interagire con ambienti automatizzati. “Ci sono stati due progetti europei che hanno sponsorizzato la mano robotica, e altri due che ci hanno permesso di decodificare efficientemente le onde cerebrali per farla muovere”, continua Babiloni: “La principale difficoltà sta ora nel generare dei programmi che possano essere validi per un largo numero di persone, ma questo richiede un impegno in termini di risorse umane e di investimenti che in questo momento non è possibile sostenere senza un adeguato supporto.” Altro passo importante sarà quello di realizzare un sistema meno scomodo per rilevare l’elettroencefalogramma, che non sia indossare una cuffia con elettrodi.
Secondo i ricercatori, per uscire dalla fase di sperimentazione e creare arti artificiali funzionanti ‘montabili’ sugli esseri umani serviranno ancora tra i cinque e i dieci anni. Intanto ci sono già degli accordi con la ditta islandese Ossur che ha realizzato le gambe del quattrocentometrista paraolimpionico Oscar Pistorius.
Leggi anche
-
Se il robot sbatte le ali
03 Dicembre 2007 -
Il materiale perfetto
3 mesi fa -
La macchina elettrica più piccola del mondo
3 mesi fa
Commenti lascia un commento
Nessun commento, per ora.Lascia un commento
Autore
Tiziana Moriconi
Giornalista, a Galileo dal 2007 dove coordina la redazione. È laureata in Scienze Naturali (paleobiologia) e ha un master in Comunicazione della Scienza conseguito alla Scuola Superiore di Studi Avanzati di Trieste. Nel 2009 si è occupata della conduzione di 25 incontri sui cambiamenti climatici e sulle energie rinnovabili per il progetto di educazione ambientale Ecoscuola della Regione Lazio. Collabora con L’Espresso, Le Scienze, Mente e Cervello, Sapere, Linx Magazine (per la rubrica Internet Point), Tekneco, Corriere delle Comunicazioni e Wired.
Vai alla pagina dell'autore
Oggi su Galileo
-
Se la Nasa abbandona le missioni su Marte
circa 6 ore fa -
Le proposte del Parlamento per l'Agenda digitale
circa 6 ore fa -
La nuova fibra ottico-elettronica
circa 8 ore fa
Sondaggio
Segui Galileo su
Galileo Servizi Editoriali
Parole per la scienza
Galileo servizi editoriali è un service giornalistico che realizza inchieste per le principali testate italiane, sviluppa progetti di comunicazione per le aziende e gli enti di ricerca, produce formazione universitaria, organizza mostre, eventi, conferenze, realizza pubblicazioni su carta e siti web. vai al sito di Galileo Servizi Editoriali-
Giochi da primate
NATIONAL GEOGRAPHIC KIDS
Giochi da primate
I piccoli di scimpanzé giocano esattamente come i cuccioli di umani: fanno le lotte e si sfidano a ruba bandiera. E nessuno si fa mai male seriamente
(continua a leggere su National Geographic Kids n.17)
vai al sito galileoedit.it -
Quelli che il twist
L'ESPRESSO
Quelli che il twist
A Greifswald, in Germania, è stat completata la struttura base di Wendelstein 7-X: il reattore che potrebbe rappresentare il piano B nel caso in cui ITER - il più grande esperimento sulla fusione termonucleare in corso - dovesse deludere le aspettative
(continua a leggere su L'Espresso n.5)
vai al sito galileoedit.it -
Raccontare il tempo e i tempi della scienza
FESTIVAL DELLE SCIENZE
Raccontare il tempo e i tempi della scienza
Bruno Arpaia
Francesco Cavalli Sforza
Stefania Polvani
Moderatore Elisa Manacorda, Galileo
vai al sito galileoedit.it
Il tempo è una sfida per la comunicazione scientifica. Rendere conto di questa complessa variabile nel racconto della scienza è un compito che i comunicatori sono chiamati a svolgere con chiarezza e rigore, senza mancare però di affascinare e coinvolgere il pubblico. Grazie alla partecipazione di esperti di comunicazione, l’incontro punterà l’attenzione sui diversi modi in cui è possibile parlare del tempo nella scienza, a partire da tre particolari aree di interesse così da offrire il più ampio scenario possibile: la fisica, con la teoria del Big Bang; l’evoluzione, con la storia del viaggio attraverso il tempo dell’essere umano; la medicina narrativa, che usa i tempi del racconto della malattia per migliorare la condizione del paziente. -
Tempo e stress
FESTIVAL DELLE SCIENZE
Tempo e stress
Lectio Magistralis di Ronald D. Siegel
Introduce: Lorenzo Mannella, Galileo
Lo “stress” è legato alle fantasie sul futuro: anche se in un dato momento proviamo un grande disagio, non ci sentiamo molto stressati a meno di non immaginare che il disagio si protrarrà nel tempo. Tre milioni di anni fa, i nostri antenati erano in competizione con altri animali selvatici nella savana africana. Essi sopravvissero perché ereditarono una risposta di “combattimento o fuga” che li aiutava ad affrontare l’emergenza con azioni tempestive in caso di minaccia, e perché svilupparono la capacità di pensare al passato, immaginare il futuro e pianificare azioni di conseguenza. Mentre questi sistemi, presi singolarmente, contribuivano in maniera efficace al miglioramento della sopravvivenza, operando insieme sono diventati una fonte di stress continuo. Fortunatamente molte culture umane hanno finito col trovare dei modi per allenare la mente a sospendere questa costante pianificazione della sopravvivenza, astrarsi dal flusso di pensieri e assaporare il momento presente. Questa conferenza esplorerà i modi in cui la scienza moderna sta adattando queste tecniche antiche per alleviare lo stress del mondo moderno.vai al sito galileoedit.it -
Botox nemico per la pelle
L'ESPRESSO
Botox nemico per la pelle
Blocca i muscoli. E spiana le rughe. Col rischio di paralisi e danni nervosi. E' il lato oscuro del superbusiness. Ma un'alternativa c'è
E ancora
Dinosauro da record
(continua a leggere su L'Espresso n.4)
vai al sito galileoedit.it -
La scienza fatta dal basso
LINX MAGAZINE
La scienza fatta dal basso
Dal videogioco per trovare la forma delle proteine a quello per classificare la morfologia delle galassie: con la citizen science, si gioca per contribuire alla ricerca.
(continua a leggere qui)
vai al sito galileoedit.it
