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21 Maggio 2012 | ultimo aggiornamento circa 2 ore fa
Temi tecnologia

Un pesticida è per sempre

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Pubblicato il 14 Gennaio 2008 15:47

Quanto siamo esposti alle sostanze dannose che si accumulano nell'ambiente? E per quanto tempo continuiamo ad esserlo, dopo che l'utilizzo dei composti è cessato? Se lo sono chiesto alcuni ricercatori del Dipartimento di Radiologia e Fisica Sanitaria dell’Università di Granada (Spagna), che hanno condotto un'indagine su quasi quattrocento adulti di entrambi i sessi,  provenienti da un’area urbana (Granada) e da una semi-rurale. Risultato? Il cento per cento degli spagnoli ha accumulato nel proprio corpo almeno un tipo di pesticida.

I volontari, pazienti ricoverati per interventi chirurgici, hanno acconsentito a un prelievo di tessuto adiposo, nel quale tendono ad accumularsi i composti organici persistenti (Poc). Si tratta di sostanze classificate a livello internazionale come potenzialmente dannose per la salute, che entrano nell'organismo attraverso il cibo, l’acqua e perfino l’aria, e che si accumulano soprattutto nei grassi. I pazienti hanno anche compilati questionari sulle abitudini di vita e il tipo di dieta seguita, per consentire ai ricercatori di studiare l’importanza di questi fattori sul bio-accumulo delle sostanze dannose.

Gli autori dello studio  hanno analizzato i campioni di tessuti per sei differenti tipi di Pos: il Dde (diclorodifenildicloroetilene), un composto derivato dalla degradazione ambientale del noto pesticida Ddt oggi abolito, il funghicida esaclorobenzene, tre diversi tipi di Pcb (policloro-bifenili), utilizzati nell'industria, e l'insetticida esaclorocicloesano. Le analisi hanno rivelato che il Dde è presente in tutti i pazienti, mentre gli altri composti sono stati trovati in una percentuale di casi compresa tra l'84 e il 92 per cento.

Nelle donne e negli anziani sono stati riscontrati livelli di contaminazione più elevati rispetto agli uomini e ai volontari più giovani. Secondo gli autori, l’accumulo nelle persone più anziane può essere spiegato con la prolungata esposizione a questi agenti, anche in periodi in cui se ne faceva un uso incontrollato. Per gli altri casi invece la dieta sembra essere un fattore determinante, in quanto il consumo di alimenti di origine animale, specialmente ad alto contenuto di grassi, porta a un’elevata presenza di questi composti nell’organismo.(m.f.)

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