Un metabolita non mente
0Conoscere l’“identità metabolica” di un individuo e facilitare così la diagnosi e la cura di molte malattie. E’ la nuova frontiera della biomedicina raggiunta dai ricercatori della Fondazione FiorGen presso i laboratori del Centro di eccellenza mondiale per la risonanza magnetica (Cerm) del Polo Scientifico dell’Università di Firenze.
Secondo lo studio, pubblicato sui Pnas, basta analizzare 40 campioni di urina raccolti nell’arco di tre mesi da un donatore sano per rilevare l’impronta metabolomica personale (metabolomic finger print) che distingue un individuo da un altro. Ciò apre scenari inediti per la ricerca, con lo sviluppo di farmaci intelligenti calibrati sul metabolismo individuale, così da massimizzarne l’efficacia minimizzando gli effetti collaterali.
Fino ad oggi si pensava che fosse impossibile identificare una persona da un test delle urine, visto che l’urina è un fluido biologico pieno di scarti. Ma gli scienziati di FiorGen, studiando gli spettri ottenuti su campioni di urine di individui sani con la risonanza magnetica nucleare, sono riusciti a distinguere la parte degli elementi variabili, per esempio quelli collegati all'assunzione di cibo e medicinali, o a fattori come il fumo, dagli elementi invariabili che costituiscono l’impronta digitale metabolomica e rendono un individuo riconoscibile rispetto agli altri.
“Lo scopo della ricerca è capire se l’alterazione di un determinato metabolita è collegata all'insorgenza di malattie”, dicono i ricercatori. “Disporre con facilità dell’impronta metabolomica permette di procedere a screening di massa a basso costo. Si tratta di uno strumento fondamentale per facilitare le azioni di diagnosi di molte malattie”. Attraverso l’esame di 40 campioni di urina, si legge nello studio, è possibile identificare un individuo con una sicurezza del 100 per cento, percentuale che scende se si esamina la metà dei campioni e che diventa nulla con l’analisi di soli dieci campioni. (r.p.)
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