Un genio nell'ombra
0Apre la prima mostra monografica su uno dei grandi pittori del Rinascimento italiano, troppo spesso dimenticato forse per la vicinanza geografica e cronologica di mostri sacri come Tiziano e Giorgione a Venezia e Raffaello e Michelangelo a Roma. Sebastiano Luciani, formatosi a Venezia e trasferitosi nel 1511 a Roma su invito del banchiere Agostino Chigi, divenne “del Piombo” venti anni dopo, quando fu nominato piombatore pontificio, carica burocratica di addetto all’apposizione del sigillo papale sui documenti della Curia.
L’esposizione, curata da Claudio Strinati, soprintendente di quello che fino a pochi giorni fa era il Polo Museale Romano (oggi arricchitosi dell’ambito territoriale di Roma), e da Bernd W. Lindemann, direttore della Gemäldegalerie di Berlino, sede in cui si trasferirà l’intera mostra da giugno a settembre, è solo il primo dei diversi appuntamenti dedicati al pittore veneto nel 2008, anno che prevede una serie di interventi di restauro sulle sue opere nonché un convegno durante la Settimana dei Beni Culturali.
Nelle sale dell’antico appartamento di Paolo II Barbo di Palazzo Venezia sono esposte circa 70 opere, a delineare un percorso biografico-artistico che, partendo dall’alunnato presso Giovanni Bellini e Giorgione, giunge agli anni di profondi stravolgimenti storico-politici come quelli del “sacco di Roma” e della Controriforma. Se a Venezia apprese la capacità coloristica, a Roma Sebastiano si legò a Michelangelo, forse anche per colmare le sue lacune nel disegno. Di questa collaborazione con l’illustre contemporaneo rappresentano una eloquente testimonianza le due grandi tavole della Pietà e della Flagellazione (Museo Civico di Viterbo), presenti nella retrospettiva romana.
Tra le altre opere esposte, oltre alle tavole, si possono ammirare tele, piccole opere su lavagna, alcuni disegni e opere di confronto. Una particolare menzione meritano i ritratti, settore in cui Sebastiano eccelse e di cui sono in mostra capolavori quali l’Uomo in arme di Hartford (Wadsworth Atheneum Museum of Art), la cosiddetta Dorotea di Berlino (Gemäldegalerie) e il Cardinale Ferry Carondelet di Madrid (Museo Thyssen).
Nonostante le numerose opere presenti, non si possono dimenticare le altrettante assenze, inserite comunque nel prezioso catalogo concepito come una monografia complete dell’artista. Assenti giustificati due dipinti celebri: la Resurrezione di Lazzaro di Londra e la Morte di Adone di Firenze, ritenute giustamente imprestabili dalla National Gallery e dagli Uffizi per questioni conservative.
Di grande fascino l’allestimento curato insieme a Margherita Palli da Luca Ronconi che, dopo l’Esercito di terracotta ambientato al Vittoriano (2006-07), torna all’arte e lo fa in maniera ancora una volta decisamente coinvolgente: dei veri e propri boccascena inquadrano ogni singola opera, tenendo al contempo alla giusta distanza i visitatori. Ogni sala ha una diversa illuminazione che ha il merito di non cancellare gli ambienti del palazzo e di esaltare al tempo stesso le decorazioni a fresco, come per esempio il ciclo quattrocentesco delle Fatiche d’Ercole nell’antica sala dei Paramenti.
SEBASTIANO DEL PIOMBO 1485 +1547
Fino al 18 maggio 2008
Roma, Palazzo Venezia
Via del Plebiscito, 118
Orari: dom-gio 10-20
ven-sab 10-22
Biglietto: intero € 10
ridotto € 8
scuole € 4
Info e prenotazioni: 06 68192230
www.mondomostre.it
Catalogo: Federico Motta
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