Dossier: Tribuna scientifica
Staminali embrionali: la chimera è la ricerca
0Il tema spinoso dell'incontro-scontro tra scienza ed etica trova una delle sue massime espressioni nella ricerca sulle cellule staminali embrionali, che per loro natura sono totipotenti e dunque possono svilupparsi in organi e tessuti dell'organismo. La controversia sull'utilità delle ricerche su questo materiale contrappone da sempre in modo trasversale il fronte laico a quello clericale, così tutti i rappresentanti politici sono molto attenti a non offendere la sensibilità di alcuno. Risultato: chi è contrario lo ammette senza problemi, chi è favorevole cerca la mediazione.
Giuseppe Valditara – Pdl, Ordinario di istituzioni di diritto romano, capogruppo di Alleanza nazionale nella commissione I Senato Affari costituzionali; membro della commissione VII Senato istruzione, Beni culturali, Sport.
Qual è la vostra posizione riguardo la ricerca sulle cellule staminali embrionali?
“La ricerca sulle cellule staminali embrionali comporta problemi di carattere etico, implicando la distruzione di un embrione e dunque di una vita umana. Oltretutto la ricerca sulle cellule staminali adulte e sulle cellule somatiche geneticamente modificate sta dando risultati molto promettenti che rendono, di fatto, inutile intraprendere altri percorsi. Non è un caso che Ian Wilmut, il creatore della pecora Dolly, abbia deciso di abbandonare la sperimentazione sugli embrioni per seguire le nuove tecniche, pubblicate fra l’altro su prestigiose riviste come Science e Cell, in quanto più promettenti dal punto di vista scientifico. In prospettiva dunque lo stesso problema sembra destinato a essere superato”.
Andrea Ranieri – Pd, Laureato in filosofia, eletto nella XV Legislatura al Senato per i Democratici di Sinistra, membro della VII Commissione Istruzione, Beni culturali, Sport.
Qual è la vostra posizione riguardo la ricerca sulle cellule staminali embrionali?
“Si tratta, senza dubbio, di un problema complesso. Spesso la tendenza che caratterizza dibattiti di questo tipo è quella di connotare immediatamente come etiche questioni che, in realtà, non lo sono. Affrontare il tema delle cellule staminali embrionali, dunque, prima di tutto significa affrontare una ricognizione seria e consapevole basata su principi rigorosamente scientifici. Durante questa legislatura lo sforzo del centrosinistra si è già mosso in tal senso e la presa di posizione comune del Pd si è tradotta nella mozione, costruita in maniera del tutto unitaria, che ha permesso di togliere la “clausola di blocco” avanzata in sede europea”.
Quindi è un tipo di ricerca che può essere svolta in Italia?
“Se fossero ancora in vigore le leggi di trenta anni fa, oggi non sarebbero possibili neanche i trapianti. La politica deve lavorare per fare domande alla scienza, e non per chiedere risposte definitive o asserzioni etiche per tappare la bocca agli avversari. La strada sulla quale andare avanti è stata tracciata togliendo la clausola di blocco, accettando la sostenibilità della ricerca sulle cellule staminali embrionali. Adesso è necessario andare avanti tenendo presente che ogni ricerca sulla vita pone delle domande alle quali la scienza deve essere attrezzata a rispondere. Nel momento in cui la scienza investe in modo così profondo su questioni che hanno a che fare col senso della vita e della morte, deve sapersi attrezzare anche a discutere i problemi in modo da rendere le persone realmente consapevoli di ogni tipo di scelta e dei loro effetti. E' una questione di democrazia e credo che sia possibile trovare tra laici e cattolici un modo serio di discutere”.
Come?
“Tenendo sempre presente ogni possibilità che questo tipo di ricerca comporta, rispettando le sensibilità dei vari interlocutori e discutendone sempre con massima apertura e serenità. Siamo stati già capaci di farlo nel momento in cui al Senato, nell'ambito della votazione sul VII Programma Quadro per la ricerca, la maggioranza respinse la mozione presentata da Rocco Buttiglione. Allora riuscimmo a costruire delle modalità di discussione che fecero sì che le preoccupazioni dei nostri amici cattolici fossero assorbite all'interno di una posizione comune e costruttiva”.
Quindi il Pd ritiene che la ricerca sulle staminali embrionali vada finanziata pubblicamente?
“Nel rispetto di questo spirito e di questo approccio di fondo, sì”.
Vito Francesco Polcaro – la Sinistra l'Arcobaleno, Senior scientist dell'Istituto Nazionale di AstroFisica del Cnr di Roma e membro del Comitato scienziati e scienziate contro la guerra.
Siete favorevoli alla ricerca sulle cellule staminali embrionali? Può essere svolta in Italia? E se sì, deve essere finanziata con soldi pubblici?
“La nostra posizione sulle staminali embrionali è la stessa espressa dal ministro Mussi quando ha deciso il ritiro della firma italiana dalla pregiudiziale etica che poneva l'Italia nel novero delle nazioni dell'Unione europea che si oppongono a questo tipo di ricerca. Con questo non vogliamo dire che le staminali embrionali siano più utili ai fini della ricerca medica rispetto a quelle adulte: questo è un compito che spetta solo alla scienza. Ma impedire la ricerca in sé non deve essere assolutamente permesso, perché così si mette in crisi il principio stesso alla base del metodo scientifico. Non deve essere consentito, cioè, che considerazioni di carattere estraneo alla ricerca possano condizionare, se non decidere, scelte relative ad ambiti che non le competono. Questo non significa, naturalmente, obbligare a questo tipo di ricerca chi si voglia rifiutare di svolgerla per motivi di ordine morale. Ma proprio perché riteniamo indispensabile la possibilità di un'obiezione di coscienza nella ricerca scientifica (si pensi solamente alla ricerca militare), sosteniamo anche che questo processo sia bidirezionale. Dunque diciamo di sì alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, anche attraverso il finanziamento pubblico: uno strumento tanto più indispensabile proprio perché la ricerca non venga condizionata da fattori di carattere economico e commerciale”.
Rocco Buttiglione – Udc, filosofo, eletto al Senato, membro della VII Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali) e della XIV Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea), oltre che della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.
Qual è la posizione del suo partito riguardo alla ricerca sulle cellule staminali embrionali?
“Quando si tocca la vita e la dignità dell'uomo non si può dare alla ricerca la possibilità di manipolarle senza che la politica, prima, abbia dato gli opportuni indirizzi e indicazioni. E questo può essere fatto soltanto sulla base di una discussione ampia e capace di coinvolgere tutto il paese. Il mio schieramento ha puntato sulla ricerca sulle staminali adulte, che non suscita problemi etici e che si è rivelata anche scientificamente la carta vincente. Dalle cellule staminali adulte, infatti, è possibile derivare, tramite processi regressivi, delle cellule staminali straordinariamente simili a quelle embrionali e tutti i successi terapeutici ottenuti fino ad oggi sono stati legati a questo genere di procedimenti. Il parlamento italiano, purtroppo, ha dato il via alle staminali embrionali proprio nel momento in cui il mondo scientifico si stava rendendo conto che questo tipo di ricerca non è la strada migliore da seguire. Per questo diciamo di no anche a ogni possibilità di finanziamento con i soldi pubblici. Piuttosto andrebbe ripristinato a livello europeo quel blocco che, a suo tempo, aveva indicato che erano altre le strategie da seguire”.
Alberto Arrighi – La Destra, eletto alla Camera dei deputati nel 2001 nella lista di Alleanza Nazionale, entra dapprima a far parte della Commissione Cultura e Istruzione e successivamente della Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo e della Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati
Qual è la posizione del suo partito riguardo alla ricerca sulle cellule staminali embrionali?
“La Destra è assolutamente contraria alla sperimentazione sugli embrioni, per noi la vita è sacra dal concepimento: riteniamo pertanto inaccettabile la distruzione degli embrioni per qualsiasi scopo scientifico. Riteniamo invece doveroso proseguire la ricerca sulla strada di una compatibilità tra vita, ricerca scientifica ed etica, incrementando gli sforzi perché non vi sia conflitto tra vita e ricerca”.
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