Dossier: L'Italia senza ghiaccio
Gli anni memorabili della scienza ai poli
0L’idea di una cooperazione internazionale tra gli scienziati per focalizzare l’attenzione sul medesimo obiettivo risale a ben due secoli fa. A cavallo degli anni 1882-83 venne istituito quello che sarebbe divenuto il primo Anno Polare Internazionale. Karl Weyprecht, nato nel 1838 in territorio tedesco e poi divenuto cittadino austriaco, ne è considerato il padre.
Ufficiale della Marina dell’impero austro-ungarico, tra il 1868 e il 1874 partecipò a due spedizioni in Artide, durante le quali realizzò l’importanza della regione polare per lo studio dei fenomeni geofisici e meteorologici. Allo stesso tempo comprese che nessuna nazione, da sola, avrebbe avuto i mezzi per organizzare una campagna coordinata di osservazione su un territorio così vasto, distante e ostile.
A partire dal 1875 Weyprecht, insieme al tedesco Georg von Neumayer, sostenne in convegni e dibattiti la necessità di una grande cooperazione internazionale. La proposta ebbe successo e a cavallo degli anni 1882- 83 venne istituito quello che sarebbe divenuto il primo Anno Polare Internazionale.
Circa 700 studiosi da 12 nazioni parteciparono a 15 spedizioni, di cui due anche in Antartide. Alcune missioni furono svolte nel 1884. Vennero stabilite quattordici stazioni per compiere misure delle condizioni meteorologiche, delle maree e delle correnti marine, del magnetismo terrestre, della struttura e delle trasformazioni dei ghiacci. Weyprecht però non vide il frutto del suo lavoro: era morto di tubercolosi nel 1881.
Nella prima metà del XX secolo, grazie alla diffusione del telegrafo, della radio e del telefono, furono scoperte interferenze riconducibili al campo magnetico terrestre. Un fenomeno che suscitò interesse per motivazioni tecnologiche e scientifiche. Da una parte c’era la necessità di migliorare la qualità delle comunicazioni, decisive nella navigazione non solo marina, ma ormai anche aerea. Dall’altra lo studio del campo magnetico, come noto intenso ai poli, permetteva di indagare sia la struttura interna del nostro pianeta sia la struttura dell’atmosfera, dove le onde elettromagnetiche propagano.
Fu così che l’Organizzazione Internazionale Meteorologica (International Meteorological Organization, IMO, antenata dell’odierna WMO) proclamò il secondo Anno Polare Internazionale per il periodo 1932- 33, cinquantesimo anniversario della prima edizione. All’iniziativa aderirono studiosi da 44 nazioni. Nonostante le ristrettezze di fondi dovute alla depressione dell’economia mondiale, vennero stabilite 40 stazioni permanenti in Artide. Tra le missioni svolte in Antartide, di grande rilievo fu la costruzione della prima stazione di ricerca (non permanente) posta lontano dalla costa, nell’interno del continente ghiacciato.
Ancora il progresso delle tecnologie fu determinante per l’organizzazione, 25 anni dopo, dell’Anno Geofisico Internazionale. La tragedia della Seconda Guerra Mondiale aveva infatti lasciato in eredità non solo decine di milioni di morti e cumuli di macerie, ma anche nuove tecnologie dalle grandi potenzialità per la ricerca scientifica.
Per questo motivo il fisico e ingegnere statunitense Lloyd Berkner propose al Consiglio Internazionale delle Unioni Scientifiche (International Council of Scientific Unions, che avrebbe poi cambiato denominazione mantenendo l’acronimo ICSU) di istituire un terzo Anno Polare. Fu ben presto deciso di estendere l’interesse dai poli alla Terra nel suo complesso. In particolare alla cosidetta “componente fluida” del pianeta, ovvero gli oceani e l’atmosfera, esplorabili con accuratezza grazie a radar, razzi e sonde con strumenti di nuove concezione.
L’Anno Geofisico Internazionale si svolse nel periodo 1957-58, settantacinquesimo e venticinquesimo anniversario delle precedenti edizioni. Aderirono 67 nazioni. La grande novità fu rappresentata dall’indagine della parte superiore dell’atmosfera terrestre grazie ai satelliti artificiali. Proprio durante l’Anno Geofisico Internazionale venne lanciato il primo satellite artificiale della storia: lo Sputnik 1, messo in orbita dall’allora Unione Sovietica il 4 ottobre 1957, in piena Guerra Fredda. Gli Stati Uniti risposero con il lancio dell’Explorer 1, avvenuto il 1° febbraio 1958. (A.B.)
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Indice del dossier
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Gli anni memorabili della scienza ai poli
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In principio fu la Guerra Fredda
13 Maggio 2008 -
Sorvolando il Polo Sud
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