Il meteorite che spaccò Marte
0La caratteristica conformazione della superficie di Marte, suddivisa in due emisferi, una regione pianeggiante a Nord ed una montuosa a Sud, nota come “dicotomia di Marte”, potrebbe aver avuto origine da un unico violentissimo impatto accaduto all’inizio della storia del pianeta. L’urto avrebbe causato la formazione di un enorme cratere, denominato “Bacino Boreale”, del diametro di diecimila chilometri, il più grande tra quelli noti nel Sistema Solare. Questi in sintesi i risultati di tre studi pubblicati su Nature ad opera di ricercatori statunitensi. Il primo, condotto dagli scienziati del Massachussetts Insitute of Technology e della Nasa, descrive il cratere di forma ellittica ipotizzandone la formazione a seguito di un gigantesca collisione “obliqua”; il secondo, a firma dei planetologi del California Institute of Technology, mostra - attraverso simulazioni al computer - la ricostruzione delle condizioni in cui si è verificato l’impatto e i possibili effetti sulla superficie. Il terzo studio, condotto dai ricercatori della University of Santa Cruz, illustra il comportamento della crosta a seguito di collisioni provocate da altri corpi celesti.
La dicotomia di Marte è la più antica caratteristica del pianeta, risalente probabilmente a quattro miliardi di anni fa. “In principio, abbiamo dubitato che un singolo gigantesco impatto avesse potuto causare l’innalzamento e l’assottigliamento della crosta caratteristico della regione del Nord”, spiega Margarita Marinova, coautrice del secondo studio, “perché si pensava che un singolo impatto avrebbe originato un’impronta circolare e non ellittica, come invece è quella visibile su Marte. Il bordo del cratere, inoltre, non è così evidente come in altri casi e, infine, si pensava che un solo urto di immensa portata potesse determinare la formazione di un oceano di lava che avrebbe investito un’ampia regione del pianeta, cancellando ogni traccia”.
I ricercatori hanno ricostruito l'evento attraverso 500 simulazioni al computer, ottenute combinando differenti parametri relativi a energia, velocità, angolazioni di impatto, forma e dimensioni del cratere, e hanno individuato la combinazione che potrebbe aver dato origine al tipo di conformazione presente su Marte. La combinazione suggerisce un’energia di impatto pari a circa 1.029 Joules (equivalente a quella rilasciata dall’esplosione di migliaia di miliardi di tonnellate di tritolo). Al momento dell’impatto il corpo aveva probabilmente una temperatura tra i 30 ed i 60 gradi centigradi e viaggiava a una velocità di 6-10 chilometri al secondo. Dai calcoli effettuati, il suo diametro doveva aggirarsi presumibilmente tra i 1.600 e i 2.700 chilometri.
Secondo gli scienziati, i risultati di questi studi aiuteranno anche a comprendere le dinamiche di altri grandi impatti che si sono verificati nel Sistema Solare, come quello che diede origine alla formazione del Bacino di Atkin sulla Luna o a quello di Caloris, su Mercurio. Le stime relative all’energia sviluppata dalla collisione, inoltre, concorrono a posizionare l’entità dell’impatto a metà tra quella che si pensa abbia determinato gli sconvolgimenti sulla Terra 65 milioni di anni fa (e che abbia concorso alla scomparsa dei dinosauri) e quella che ha portato alla formazione del nostro satellite naturale, circa quattro miliardi di anni fa. (e.r.)
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