Storia dei matematici italiani
0Angelo Guerraggio e Pietro Nastasi
Roma 1908: il congresso internazionale dei matematici
Bollati Boringhieri 2008, pp. 217, euro 17,00
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Cent'anni fa la scuola matematica italiana, rinata praticamente da zero dopo il Risorgimento e l'unificazione della penisola, era arrivata a risultati di assoluto valore: Giuseppe Peano e Vito Volterra per l'analisi, Guido Castelnuovo e Federigo Enriques per la geometria algebrica, Gregorio Ricci-Curbastro e Tullio Levi-Civita nella zona di confine tra la geometria e fisica matematica sono i primi nomi che vengono in mente. La bravura degli italiani era ben nota tra i matematici delle altre nazioni, in un periodo in cui le collaborazioni transnazionali si stavano sviluppando sempre di più ed era nata l'idea di radunare ogni quadriennio gli studiosi per favorire tali collaborazioni. Non è pertanto un caso che come sede del quarto Congresso Internazionale dei Matematici la candidatura italiana sbaragliò quella inglese, e nell'aprile 1908 Roma ospitò più di cinquecento tra i maggiori esponenti scientifici del periodo.
Ma un congresso non nasce dal nulla; molto opportunamente Guerraggio e Nastasi, nel centenario del 1908, scelgono di utilizzare tale data come punto centrale di una "storia dei matematici italiani", all'interno della più ampia storia mondiale, che parte dagli anni Cinquanta del XIX secolo e ci porta fino al congresso del 1908. C'è poi anche un'appendice, che giunge fino al 1928, quando il congresso si terrà di nuovo in Italia, a Bologna per la precisione, ma in un ambiente completamente diverso: anche se i risultati di Gödel che avrebbero definitivamente infranto il sogno hilbertiano del non ignorabimus non sarebbero stati pubblicati ancora per qualche anno, la Prima Guerra Mondiale aveva infatti distrutto l'altro sogno, quello della fondamentale unità di intenti della comunità matematica.
Naturalmente non si parla solo di scoperte e lavori - senza entrare nel dettaglio, gli allergici alle formule non si preoccupino - ma anche e principalmente di persone. Si può vedere così la difficoltà di riuscire a mettere d'accordo i membri del comitato organizzatore, con Giovanni Battista Guccia che gestiva praticamente da solo il Circolo Matematico di Palermo, tra i più importanti d'Europa, e che si trovò man mano ad allontanarsi da Volterra e Castelnuovo, che avevano una visione più politica e cercavano l'appoggio della da poco rifondata Accademia dei Lincei. Ma può forse risultare più interessante scoprire come il congresso di Roma fu il primo che cercò esplicitamente l'appoggio (e la sponsorizzazione...) delle società assicuratrici, portando la matematica attuariale all'attenzione della comunità scientifica e mostrando implicitamente che non era solo la fisica, o al più l'ingegneria, a fornire problemi al matematico.
In appendice sono pubblicate le relazioni tenute nelle sessioni plenarie del congresso da Vito Volterra, sullo sviluppo delle matematiche in Italia nella seconda metà dell'Ottocento, e da Henri Poincaré, sulla sua visione dell'avvenire della matematica; sono accompagnate da quella di Giovanni Vailati sull'insegnamento della matematica nelle scuole italiane, con alcune considerazioni che non sfigurerebbero nemmeno oggi. Ma in generale il libro è prezioso per apprezzare come la matematica non se ne sia mai stata in una torre d'avorio, ma abbia fatto parte dello sviluppo della scienza tutta.
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