Sotto la media
0In Italia gli investimenti a favore del sistema dell’istruzione sono di molto sotto la media dei paesi Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico); abbiamo molti insegnanti, ma sottopagati e gli studenti delle scuole superiori e delle università che abbandonano gli studi sono di più di quelli degli altri paesi. Questo è solo un particolare del quadro che emerge dall'annuale rapporto Education at Glance 2008, che analizza e compara le “performance” dei sistemi scolastici e universitari.
Questa la situazione in Italia: nel periodo 1995-2005 la spesa a favore dell’istruzione è aumentata solo del 12 per cento (contro il 41 per cento della media europea) e la variazione in relazione al Pil è stata dello 0,1 per cento (dal 4,8 % al 4,7%), che è molto al di sotto della media Ocse del 5,8 per cento, come mostrano le tabelle B2.1 e B2.3 del rapporto.
Anche gli stipendi degli insegnanti, altra nota dolente, sono inferiori alla media Osce (41.368 contro quasi 54 mila euro), sebbene risultino in linea se rapportati al numero di alunni per classe, più basso in Italia che in altre nazioni. Per avere un termine di paragone, i nostri docenti, dopo 15 anni di insegnamento, guadagnano quasi la metà dei colleghi tedeschi e coreani (in Irlanda, Islanda, Norvegia, Polonia, Slovacchia e Svezia viene riconosciuto il compenso più basso in rapporto al numero degli alunni, mentre i paesi con il livello più alto dei salari del personale docente sono Portogallo, Spagna e Svizzera). E questo a fronte di una spesa pubblica per ciascun studente della scuola obbligatoria decisamente in linea con la media Ocse (oltre 10 mila euro). All'università invece, gli investimenti si riducono fortemente: 11 mila euro contro i 16 mila per ogni iscritto. (e.r.)
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