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17 Maggio 2012 | ultimo aggiornamento circa 6 ore fa

Dossier: Un virus di fine Ottocento

Temi società

Pazienti a rischio

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Pubblicato il 24 Settembre 2008 17:45

Nel 2007, circa tre milioni di persone hanno contratto l’Hiv a causa del mancato rispetto delle norme igieniche nella somministrazione di  farmaci endovena. A dare l’allarme è uno studio pubblicato su The Lancet dai medici del Centro Nazionale per la Ricerca su Alcool e Droghe dell’Università di New South Wales (Australia) e del Gruppo di Riferimento delle Nazioni Unite sull’Hiv e l’uso di farmaci da iniezione.

La via sessuale è, e rimane, il principale veicolo di trasmissione del virus dell'Aids, come evidenziato dai rapporti sanitari e dalle note informative ufficiali. Questo, però, non deve far abbassare la guardia sulle altre vie di infezione, molto rischiose perché derivanti anche da pratiche mediche comuni. I ricercatori infatti hanno riscontrato che, nel 2007, 120  paesi su 148 riportano casi di Hiv contratto per somministrazione di farmaci endovena, e che in nove paesi (soprattutto del Sudest asiatico, dell'Est Europa e dell'America Latina) oltre il 40 per cento delle persone che assumono regolarmente medicine tramite iniezione (chiamati Idus) è sieropositivo.

Lo studio ha messo in evidenza una notevole discrepanza tra i vari stati, anche vicini dal punto di vista geografico e socio-economico: in Spagna il 39,7 per cento dei pazienti trattati con iniezione è sieropositivo, mentre in Gran Bretagna la percentuale cala vertiginosamente al 2,3 per cento (si noti che questi pazienti costituiscono lo 0.31% e lo 0.39% rispettivamente dei pazienti totali nelle due nazioni, il che significa che in Spagna l’incidenza del fenomeno è ancora maggiore). L’Italia e la Svizzera hanno la più alta percentuale di pazienti sottoposti a iniezione (0.83% e 0.65%, rispettivamente), ma l’incidenza di Hiv è bassa. In Portogallo invece, ben il 15,6 per cento dei pazienti che assumono farmaci endovena ha contratto il virus.

Uscendo dall’Europa Sud-occidentale la situazione non migliora. Con la sola eccezione dell’Australia, dove l’1,5 per cento degli idus (che rappresentano l’1.09% del totale dei pazienti) è sieropositivo, negli altri paesi (Usa, Argentina, Cina, Ucraina, Russia e Estonia) le percentuali salgono. I numeri assoluti, in ogni caso, dipingono un quadro allarmante: su 15,9 milioni di persone che assumono farmaci tramite iniezione, tre milioni risultano sieropositive. “Senza considerare”, aggiunge Bradley Mathers, responsabile dello studio, “che i dati relativi a molti paesi, tra cui quelli africani con la più alta incidenza di Hiv, mancano completamente”.  (i.n.)

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