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0La Terra trema sotto Washington e la British Columbia. Lo fa regolarmente da almeno un decennio: ciascun tremore libera tanta energia quanto un terremoto di magnitudo 6 della scala Richter e si alterna a periodi di quiete. Ora, un gruppo di ricercatori italiani e statunitensi, guidati da Mario La Rocca dell'Istituto di Geofisica e Vulcanologia-Osservatorio Vesuviano di Napoli, ha finalmente chiarito l'origine di questa attività sismica non vulcanica che prelude, nel lungo termine, a terremoti di portata catastrofica.
Lo studio, pubblicato su Science, è stato condotto analizzando i fenomeni avvenuti nell’ultimo decennio, con cadenza regolare di circa 15 giorni. A causarli è il lento scivolamento della placca di Juan de Fuca sotto la placca Nordamericana (movimento di subsidenza) e il punto di origine dei tremori è stato individuato a 40.233 metri, con un errore di appena due chilometri. L'ipocentro dei terremoti è stato trovato con grande precisione grazie a una nuova tecnica messa a punto da La Rocca, che si basa sui tempi che tipi diversi di onde, generate dal tremore, impiegano a raggiungere dei sismografi disposti in serie. I dati rilevati tramite Gps (global positioning system) hanno rilevato uno scivolamento medio delle placche di 2,5 centimetri a ogni episodio.
La crosta terrestre è suddivisa in zolle (o placche) che galleggiano su uno strato fluido sottostante. Il loro movimento (di avvicinamento, allontanamento o spostamento laterale) è alla base di terremoti, attività vulcanica e formazione di catene montuose. Questo dei “tremori non vulcanici” è uno dei fenomeni meno conosciuti, anche se rappresenta il sintomo di un’attività sismica pericolosa. Gli episodi di lento scivolamento tra la placca Juan de Fuca e quella Nordamericana, per esempio, provocano un accumulo di stress meccanico nella zona di subsidenza di Cascadia (che va dalla California settentrionale alla British Columbia, in Canada) che, a lungo andare, può portare a terremoti come quello avvenuto a largo della costa dello stato Washington nel 1700, paragonabile, come entità, allo tsunami che ha colpito l’Indonesia nel 2004.
“È importante continuare a investigare questi fenomeni”, spiega Kenneth Craiger dell'Università di Washington, coautore dello studio, “perché il prossimo grande terremoto della zona, se avverrà, avrà probabilmente origine durante uno degli episodi di lento scivolamento che stiamo monitorando”. (i.n.)
Riferimento: Science 30 January 2009: Vol. 323. no. 5914, pp. 620 – 623 DOI: 10.1126/science.1167112
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