I primi passi di Homo erectus
0I nostri antenati, già un milione e mezzo di anni fa, camminavano in posizione eretta. A testimoniarlo sono le orme di piede umano rinvenute nel sito di Lleret in Kenya da un gruppo di paleontologi della Gorge Washington University (Usa), coordinati da Brian Richmond. Si tratta di una delle più importanti scoperte che testimoniano l’evoluzione della deambulazione umana, la seconda per “anzianità” delle orme, come spiegano i ricercatori su Science. Le impronte più antiche finora rinvenute, infatti, sono in Tanzania, nel sito di Laetoli e risalgono a 3,5 milioni di anni fa.
I ritrovamenti di Lleret sono avvenuti nell’ambito di un progetto di ricerca internazionale che vede coinvolti Gran Bretagna (Bournemounth University), Stati Uniti (George Washington University; Rutgers University), Sud Africa (University of Cape Town), e Kenya (National Museum of Kenya). Richmond e colleghi hanno portato alla luce due distinti reperti: si tratta di impronte di piede umano, perfettamente preservate in strati di fine fanghiglia. L’analisi dei sedimenti ha permesso di far risalire le impronte a un periodo compreso tra 1,51 e 1,53 milioni di anni fa e con tutta probabilità appartengono alla specie di Homo erectus. Sono ben visibili un grande dito in linea con tutti gli atri, talloni e caviglie larghi e robusti, un arcata longitudinale del piede molto pronunciata e dita più corte.
Le impronte sono state sottoposte a scansione digitale al fine di creare immagini tridimensionali ad alta definizione necessarie all’applicazione del metodo della morfometria geometrica, che ha consentito di confermare come tali impronte fossero estremamente simili a quelle degli uomini moderni, diversamente da quelle rinvenute nel sito di Laetoli in Tanzania, presumibilmente appartenenti, invece, a ominidi della specie Australopitecus afarensis.
Dall’analisi della loro dimensione e della struttura della falcata, i ricercatori ritengono che le impronte scoperte appartenessero a un individuo alto circa 1,75 metri. “Le orme rinvenute sono troppo larghe per appartenere ad altre specie di ominidi che abitavano questa parte d’Africa all’inizio del Pleistocene”, spiega Richmond. La loro caratteristiche avvallano l’ipotesi dei paleontologi secondo cui Homo erectus copriva ampie zone con i suoi spostamenti e si nutriva seguendo una dieta di qualità superiore rispetto a quella di altri ominidi, a testimonianza di un salto evolutivo della specie. Il National Museum of Kenya conta di rendere accessibili i reperti già nel corso del 2009. (e.r.)
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