Il database è di tutti
0Tutti insieme appassionatamente a “fare scienza” e produrre dati che potranno essere utilizzati da chiunque: ricercatori, ma anche singoli cittadini, compresi bambini delle scuole elementari. Il progetto si chiama Neon, acronimo di National Ecological Observatory Network, e consiste in una imponente piattaforma collaborativa di ricerca ambientale sul territorio statunitense, finanziata dal National Science Foundation's Major Research Equipment and Facilities Construction (Mrefc), presentata su Science da Margaret Lowman del New College of Florida.
Già soprannominato "Hubble dell'ecologia", questo strumento si propone di aumentare l'alfabetizzazione scientifica dei cittadini, offrendo la possibilità di imparare a utilizzare gli stessi protocolli di raccolta dati utilizzati dai ricercatori per immettere dati nel database del progetto. Insomma, qualsiasi cittadino potrà contribuire al monitoraggio ambientale, fornendo dati e informazioni.
Anche grazie alla collaborazione con altri organismi, quali il National Institute of Invasive Species Science (Niiss), Neon cercherà di rispondere agli interrogativi emergenti riguardo all'evoluzione della biosfera a seguito dei cambiamenti climatici, allo sfruttamento del territorio e alla ridistribuzione delle specie animali, permettendo di effettuare analisi di rischio e stimare in termini economici l'impatto ambientale dell'attività umana.
Il raggiungimento di questi risultati è solo una parte degli obiettivi del progetto. Neon intende infatti favorire la diffusione dei dati, traducendoli in informazioni utili non soltanto per la comunità scientifica, ma anche per cittadini, policy-maker ed educatori, che potranno utilizzarli in diversi contesti, per attivare iniziative politiche o sviluppare programmi educativi con simulazioni basate su dati reali. Gli autori propongono, a titolo di esempio, uno scenario in cui una classe elementare del New Mexico utilizza Neon per accedere ai dati sulle invasioni di insetti nelle foreste del New England e fare simulazioni per osservarne gli effetti sull'ecosistema nel tempo.
Questa trasversalità è uno degli aspetti più innovativi del progetto, poiché riconosce eguale importanza all'attività di ricerca e a quella di diffusione, di condivisione e di comprensione pubblica del dato scientifico.
Neon, che ha coinvolto nella sua fase di pianificazione centinaia di ricercatori, sfrutterà 20 centri dislocati sul territorio statunitense (compresi Alaska, Hawaii e Porto Rico), pienamente operativi entro l'anno 2016 e attivi per almeno una trentina d'anni. Ciascun centro si configurerà come un polo multifunzionale, in grado di raccogliere dati attraverso una rete di sensori (sia fissi che mobili), di trattarli, di archiviarli, di svolgere analisi di laboratorio e di proporre al contempo attività di educazione ambientale rivolte alle scuole e ai cittadini.
Fra le attività divulgative, già preannunciate nel 2008 attraverso il documento preliminare Neon Education and Outreach Strategic Plan, figurano una serie di iniziative tese a rafforzare la consapevolezza pubblica dello stretto legame fra la salute umana e quella ambientale. Tra gli intenti di Neon vi è infatti anche quello di formare una nuova generazione di ricercatori, in grado di usare gli strumenti tecnologici sviluppati dal programma, ma anche coscienti dell'assoluta importanza di sviluppare canali di comunicazione fra scienza, società e soggetti politici.
Non è semplice prevedere se la piattaforma riuscirà effettivamente ad affermarsi come progetto collaborativo o se la produzione e la circolazione dei suoi risultati resterà confinata nel solo contesto della ricerca. Di certo la sua vocazione testimonia la volontà e la necessità di adottare nuovi metodi di produzione della conoscenza, che coinvolgano i cittadini.
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