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11 Febbraio 2012 | ultimo aggiornamento circa 11 ore fa
Temi società

E' kazako il primo cavallo domestico

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Pubblicato il 06 Marzo 2009 12:28

Le popolazione asiatiche hanno messo le briglie ai cavalli almeno 5.500 anni fa, ben mille anni prima di quanto gli studiosi ritenessero fino ad oggi, e circa duemila prima che in Europa venissero allevati equini. Un gruppo internazionale di archeologi, coordinati dalle università di Exteter e Bristol (Gb) ha infatti scoperto le più antiche prove della domesticazione dei cavalli da parte degli esseri umani in siti Botai, una popolazione seminomade autoctona della regione delle steppe del Kazakistan centrale e settentrionale. Secondo lo studio, pubblicato oggi su Science, inizialmente questi animali sarebbero stati sfruttati non solo per il trasporto, ma anche come bestiame da allevamento per ricavarne carne e latte.

Per risalire alle origini del processo di domesticazione, i ricercatori hanno eseguito tre diversi tipi di analisi sui resti di ossa e grasso animale ritrovati in suppellettili di terracotta. L'analisi biometrica delle ossa delle zampe (metacarpi) ha permesso di stabilire che questi antichi cavalli erano simili, per statura, a quelli tipici nell’Età del Bronzo (1330-900 a.C., epoca in cui la pratica dell’allevamento era già consolidata), ma differenti dagli esemplari loro contemporanei che vivevano allo stato brado. Secondo i ricercatori, questo dimostrerebbe che i Botai sceglievano gli esemplari da addomesticare in base alla loro statura, selezionandoli poi attraverso la riproduzione in cattività.

Le piccole cicatrici rilevate sulle mandibole e su altre ossa suggeriscono, inoltre, l'utilizzo dei cavalli nel trasporto: la cavalcatura e le briglie, infatti, determinano dei cambiamenti morfologici. Tracce di grasso animale rilevate sugli utensili ha infine confermato che la carne ed il latte di cavallo, tuttora consumato in Kazahkstan nel “Koumiss” (una tradizionale bevanda alcolica), facessero parte della dieta delle antiche popolazioni di queste zone. (e.r.)

Riferimento Outram, A. K. et al. Science 323, 1332–1335 DOI: 10.1126/science.1168594

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