Fibre ottiche superveloci
0Lo studio di materiali in grado di trasmettere dati a velocità sempre più elevate è la costante sfida della tecnologia delle telecomunicazioni ottiche. L’uso di un nuovo materiale di natura organica, sperimentato da un team di ricerca statunitense ed europeo coordinato da Ivan Biaggio della Lehigh University (Stati Uniti), ha consentito di raggiungere velocità di trasmissione dei dati di gran lunga superiori rispetto a quanto ottenuto finora con i dispositivi tradizionali.
La novità sta nell’aver combinato delle strutture guida in silicio con il materiale organico, identificato con la sigla Ddmebt (qui il link alla struttura della molecola). Si tratta di una sostanza di tipo “non lineare”, in grado cioè di cambiare la propria struttura molecolare al passaggio della luce, facendola propagare al suo interno ad alta velocità. Per ottenere una sostanza il più possibile omogenea, e quindi ridurre al minimo le interferenze nel passaggio dei dati, i ricercatori hanno vaporizzato il materiale organico e lo hanno lasciato depositare sulle guide di silicio e negli spazi fra di esse. In questo modo, spiegano gli autori dello studio pubblicato sulla rivista Nature Photonics, le molecole di Ddmebt si depositano “come fiocchi di neve”, formando un materiale plastico altamente omogeneo. È proprio negli interstizi fra le guide di silicio, riempite con il nuovo materiale, che la luce passa ad alta velocità, consentendo di trasmettere dati fino a 170 Gigabit al secondo (con le strutture tradizionali, costituite di solo silicio, si possono raggiungere al massimo velocità intorno ai 20-30 Gigabit al secondo). La combinazione con un’architettura in silicio è stata necessaria per incanalare e confinare il flusso di luce all’interno di spazi molto piccoli (le guide di silicio sono separate da poche decine di nanometri). “Abbiamo combinato le caratteristiche migliori di entrambe le tecnologie”, afferma Biaggio, “e crediamo che l’uso di una struttura integrata fra silicio e materia organica potrà consentire in futuro di raggiungere velocità ancora più elevate”. (s.s.)
Riferimento: Nature Photonics ADVANCE ONLINE PUBLICATION DOI:10.1038/nphoton.2009.25
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