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11 Febbraio 2012 | ultimo aggiornamento 1 giorno fa
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Ti piacerà? Chiedilo a un estraneo

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Pubblicato il 19 Marzo 2009 18:01

Anche nell'era di Internet, il passaparola continua ad avere il suo fascino e il suo peso. Così, quando ci troviamo a scegliere un oggetto da comprare - da un libro a un'automobile - se intraprendere un viaggio o meno, o se accettare un lavoro, siamo portati ad affidarci più all'opinione degli altri, anche se perfetti sconosciuti, che non alla nostra intuizione. Facciamo bene? Per lo psicologo Daniel Gilbert e suoi colleghi di Harvard, la risposta è sì. Lo dicono su “Science” di questa settimana, basandosi sull'osservazione del comportamento di alcuni volontari.

Due gli esperimenti condotti: nel primo alcune donne, divise in due gruppi, sono state coinvolte in un classico “appuntamento al buio”: in un caso è stato consegnato loro un profilo (scritto) e una foto dell’uomo che avrebbero incontrato; nell'altro, invece, le partecipanti hanno ascoltato il resoconto di  una donna (fino a quel momento sconosciuta) che aveva già incontrato l'uomo in un precedente appuntamento. Una descrizione che ha permesso alle partecipanti del secondo gruppo di prevedere con una maggiore accuratezza l'esito dell'incontro.

Nel secondo esperimento, invece, è stata saggiata la capacità di prevedere la reazione a un giudizio negativo dato da un collega. A un gruppo di persone è stato fornito direttamente il giudizio scritto, all’altro solo il racconto di un estraneo che aveva vissuto un’esperienza analoga. Anche in questo caso sono le persone che hanno ascoltato il racconto ad aver effettuato previsioni più vicine alla realtà.

Fra tutti i canali con cui è possibile acquisire informazioni su un’esperienza futura - il racconto da parte di qualcuno, la lettura di testi scritti, la visione di immagini e filmati o, addirittura, l’immaginazione – sembra quindi che il primo sia quello che permette di prevedere meglio se quanto accadrà sarà di nostro gradimento oppure no, anche quando a parlare è uno sconosciuto. Daniel Gilbert, primo autore dello studio, sintetizza così: “Nonostante le enormi differenze culturali e individuali, gli esseri umani si somigliano più di quanto si pensi. Un alieno che conoscesse tutto ciò che piace o non piace a una singola persona, saprebbe molto sull’intera specie umana”. (i.n.)

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