Caccia alla spazzatura spaziale
0Funziona il super-radar italiano che dà la caccia alla spazzatura spaziale. Il 10 febbraio scorso i satelliti americano e russo Iridium 33 e Cosmos 2251 sono entrati in collisione liberando nello Spazio numerosi piccoli frammenti. Di alcuni di questi siamo ora in grado di dire esattamente dove si trovano, proprio grazie al progetto per il monitoraggio dei detriti, ideato dall’Istituto di Radioastronomia di Bologna e dall’Osservatorio Astronomico di Torino (entrambi dell'Istituto nazionale di astrofisica) e finanziato dall’Agenzia spaziale italiana (Asi).
Il super-radar non calcola le orbite dei detriti, ma ne rivela la presenza in una determinata regione dello Spazio. L'obiettivo è censire i frammenti presenti alle diverse quote, così da poter ricostruire l’ambiente detritico intorno alla Terra per studiarne l’evoluzione ed individuare le zone a maggior rischio impatto. “Attualmente conosciamo bene la popolazione dei detriti di dimensioni superiori ai 10 centimetri, ma per quelli di dimensioni inferiori la conoscenza è lacunosa e dei detriti sotto il centimetro si sa poco o nulla”, racconta Giuseppe Pupillo, uno dei ricercatori coinvolti nel progetto: “I sistemi radar in grado di osservare in orbita oggetti più piccoli di un centimetro sono davvero pochi. Secondo i nostri test, il radar Medicina-Evpatoria dovrebbe essere tra questi”.
Per individuarli, il progetto italiano sfrutta due radiotelescopi che funzionano come un radar bi-statico: “Come trasmettitore abbiamo usato il radiotelescopio di Evpatoria, in Ucraina, e come ricevitore la parabola da 32 metri di Medicina, vicino Bologna”, spiega Stelio Montebugnoli a Galileo, responsabile della Stazione radioastronomica Inaf di Medicina.
L'ultimo test condotto lo scorso 23 marzo ha avuto un esito positivo: i ricercatori hanno individuato sei piccoli frammenti in viaggio alla velocità di circa 25 mila chilometri orari. Il test dimostra che l’Italia possiede la tecnologia necessaria per ricoprire un ruolo strategico nel controllo dei detriti spaziali. Proprio per affrontare questo problema, l’Inter Agency Space Debris Coordination Commitee - sigla che racchiude 11 agenzie spaziali tra cui l’Asi - si è riunita in Germania la scorsa settimana per discutere eventuali soluzioni. Ecco alcune delle misure proposte nel corso dell'incontro: conservare carburante a bordo dei satelliti in modo che, alla fine della loro attività, possano essere dirottati su orbite non popolate; sospendere le esplosioni programmate in orbita; svuotare la parte superiore dei razzi per evitare che, in caso di esplosioni, si generino miriadi di frammenti. (m.s.)
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