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17 Maggio 2012 | ultimo aggiornamento circa 6 ore fa

Dossier: Sguardi magnetici

Temi vita

Volando a vista

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Pubblicato il 26 Giugno 2009 14:15

La strada di casa, il piccione viaggiatore, la riconosce a colpo d'occhio. Era già noto che questo uccello è in grado di utilizzare l’olfatto, di sfruttare la posizione del Sole e percepire il campo magnetico terrestre; uno studio dell'Università di Zurigo, svela ora anche il ruolo fondamentale del riconoscimento visivo per trovare il percorso giusto.

La ricerca, guidata da Alexei Vyssotski e pubblicata sulla rivista Current biology, ha utilizzato un sensore elettrofisiologico - chiamato “neurologger 2” - costituito da due strumenti: un Gps e un elettroencefalografo del peso di appena due grammi. Lo strumento è stato applicato al corpo dell’uccello per registrare la sua attività cerebrale e poterla poi mettere in relazione con la morfologia del territorio sorvolato.

La registrazione ha consentito di confrontare gli impulsi neuronali di animali lasciati volare sia sopra mare aperto sia sulla terraferma e lungo le loro rotte abituali, con altri ottenuti in laboratorio, durante voli indoor (in spazi chiusi). Le diverse prove hanno mostrato uno schema di attivazione cerebrale bifase, costituito da onde con oscillazioni ad alta frequenza seguite da altre a media frequenza.

“L'attività a media frequenza è l'indicatore più affidabile di una stimolazione visiva”, ha spiegato Vyssotski, “Quando un piccione guarda qualcosa con attenzione questa attività aumenta”. Le onde cerebrali ad alta frequenza invece, secondo il ricercatore, sembrano riflettere la storia del volo degli uccelli e il riconoscimento di luoghi visitati in precedenza: “In altre parole potrebbe essere associata a una sorta di processo di memorizzazione o altre sofisticate funzioni cerebrali”. Ciò dimostrerebbe che il senso dell’orientamento dell’animale è determinato dal riconoscimento visivo di luoghi conosciuti.

I risultati dello studio fanno così luce su uno degli aspetti finora irrisolti del comportamento di questo animale, utilizzato fin dall’antichità come efficientissimo mezzo di comunicazione vivente. Secondo i ricercatori, la scoperta potrà aiutare ad approfondire i sistemi con cui anche altre specie si orientano nel loro ambiente. (s.s.)

Riferimenti: Current Biology doi:10.1016/j.cub.2009.05.070

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