Plastica, ricicla chi paga
0La percentuale di plastica raccolta e riciclata in Italia nel 2008 è stata pari al 30,5 per cento, 4,5 punti in più di quanto richiesto dalle leggi italiane ed europee. Ci sono margini di miglioramento notevoli ma si tratta di un mondo piuttosto complesso.
Innanzitutto, plastica è un termine generico che raccoglie materiali diversi, derivati del petrolio, ognuno con caratteristiche proprie. Quelle che vengono riciclate sono solo plastiche da imballaggio (bottiglie, flaconi, sacchetti della spesa...). Tutto il resto, come i giocattoli per esempio, non viene preso in considerazione. Perchè? Semplicemente per motivi economici: nessuno paga per raccoglierelo. I produttori di imballaggi, infatti, versano una quota per ogni tonnellata di materiale immesso sul mercato. Con questi soldi il CoRePla (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di imballaggi in plastica) compra ai Comuni la plastica della raccolta differenziata. Visto che il prezzo cresce con l'aumentare della quantità e della qualità della plastica, i soldi non basterebbero per pagare tutto.
Alcuni dei materiali plastici, inoltre, sono raccolti solo per il loro valore calorifero e vengono destinati al termovalorizzatore, perché riciclarli non è economicamente vantaggioso. Si riciclano invece i polimeri utilizzati negli imballaggi e cioè il Pet (la plastica trasparente delle bottiglie e dei contenitori alimentari), il polietilene ad alta densità (Hdpe, quello dei flaconi) e a bassa densità (Ldpe, shopper e film di imballaggio della carta igienica o dello scottex), il polipropilene (qui l'elenco). L’importante è che ciò che si introduce sia pulito, cioè che non sia rimasto cibo o altro residuo organico al suo interno.
Vediamo però qualche numero. Nel 2008 sono stati immesse sul mercato circa 2.205.000 tonnellate di imballaggi. Il “sistema plastica” ne ha avviate complessivamente al riciclo 673.000, mentre altre 554.000 sono state inviate al termovalorizzatore (con due vaschette di plastica si può avere lo stesso potere calorifico di circa 42 grammi di gas metano). Del recupero, circa 370.000 tonnellate sono imballaggi industriali che vengono raccolti, riciclati e rivenduti da enti indipendenti dal consorzio, il resto invece arriva dai rifiuti urbani.
Ecco cosa accade. I comuni fanno la raccolta - ognuno a modo suo - e la plastica viene spedita a uno dei 39 impianti di selezione che lavorano per CoRePla. Prima di essere avviate al riciclo infatti, le plastiche devono essere sia separate da sostanze contaminanti (metallo o carta) sia divise a seconda della composizione chimica e delle caratteristiche. Ogni materiale ha un processo di lavorazione diverso. L'80 per cento del lavoro di selezione è automatizzato. Una volta selezionato, il materiale viene venduto dal consorzio agli impianti di riciclo a livello europeo attraverso aste telematiche.
Le applicazioni dei materiali riciclati sono innumerevoli: il Pet diventa maglioni, imbottitura o moquette; il polietilene, invece, viene impiegato per realizzare tappi, sacchi della spazzatura o manufatti per l’industria edile. Ecco qualche esempio concreto: con due flaconi di plastica si fa un frisbee, con 20 bottiglie di plastica si fa una coperta in pile, con 67 bottiglie dell’acqua si fa l’imbottitura di un piumino matrimoniale.
L’impiego di plastiche riciclate comporta un notevole risparmio economico, energetico e di emissioni. Basti pensare che per la produzione di un chilogrammo di plastica vergine servono due chilogrammi di petrolio. Rispetto alla produzione di materia prima vergine, rigenerare il Pet consente un taglio dei consumi energetici fino al 90 per cento, e delle emissioni di gas serra fino al 95 per cento.
Aspettando tecnologie che ci permettano di aumentare l'efficienza del sistema, si può agire per migliorare la qualità e la quantità della raccolta. Secondo CoRePla, il metodo porta a porta è il migliore, ma solo se condotto correttamente, per esempio prevendo turni di raccolta frequenti. È la modalità più costosa ma presto sarà l’unica possibile, perché le leggi che regolamentano l’ammissione in discarica si fanno sempre più severe. I costi inoltre sono in parte ammortizzati: più il materiale è di qualità e meglio viene pagato.
Attualmente la raccolta differenziata è stata attivata in quasi 7.300 comuni e raggiunge più del 90 per cento della popolazione. La quantità di materiale raccolto varia però significativamente a seconda dell’area geografica: la raccolta procapite (che poi determina anche la distribuzione degli impianti) al Nord è pari a 13,2 chili, al Centro (Abruzzo Toscana, Lazio, e Molise) di 6,5 e al Sud 4,9.
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