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02 Settembre 2010 | ultimo aggiornamento 25 minuti fa
Temi ambiente

Un pieno di cocomero

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Pubblicato il 26 Agosto 2009 14:41

Questa volta la sorpresa non è racchiusa nel tradizionale uovo di Pasqua, ma nei cocomeri che ricoprono i campi durante l'estate. Wayne Fish e il suo gruppo di ricerca del South Central Agricultural Research Laboratory di Lane (Oklahoma, Usa) è riuscito a produrre etanolo a partire dai frutti che vengono esclusi dal commercio perché di forma imperfetta. Un procedimento che, secondo gli autori dello studio pubblicato sulle pagine della rivista “Biotechnology for Biofuels”, permetterà di ottenere i biocombustibili a partire da scarti delle coltivazioni non utilizzati nell'alimentazione umana e animale.

Ogni anno, negli Usa, i cocomeri che non vengono messi in commercio perché imperfetti sono circa il 20 per cento della produzione: nel 2007 questo ha significato ben 360 mila tonnellate di frutta, il cui succo potrebbe essere un'importante fonte di bioetanolo. Infatti, l'anguria è formata per il 60 per cento da una polpa ricca in zuccheri (dal 7 al 10 per cento di glucosio, fruttosio e saccarosio) da cui è possibile ricavare un succo facilmente fermentabile. Il prodotto di questa fermentazione è proprio l’etanolo; gli autori della ricerca sono riusciti a ottenerne fino a 220 litri per ogni ettaro di terreno coltivato a cocomeri.

“Il succo di anguria, inoltre, può essere facilmente integrato ad altre materie prime più concentrate, per cui sarebbe un diluente e una fonte supplementare di materiale e di azoto”, viene spiegato dai ricercatori. Infatti altre fonti di zuccheri fermentabili, come le melasse e la canna da zucchero, devono essere diluite prima della fermentazione; dallo studio emerge che farlo con il succo di cocomero, anziché con acqua, migliora il processo perché aggiunge al materiale di partenza un'ulteriore quantità di zuccheri e un'importante fonte di amminoacidi. Questi ultimi servono da nutrimento al lievito responsabile della fermentazione ed evitano l'aggiunta di altri integratori, abbattendo i costi del procedimento. Infine, prima della fermentazione i ricercatori sono riusciti a ottenere dal succo due importanti nutrienti, il licopene e la citrullina. Il succo che rimane dopo questa estrazione, però, è ancora utilizzabile per la produzione di bioetanolo, ma solo come diluente.

A questo punto, resta solo da scegliere se fermentare il succo raccolto direttamente nei luoghi di coltivazione per produrre etanolo o estrarre i nutrienti e utilizzare il succo rimanente per diluire le melasse e la canna da zucchero. (si.sol.)

Fonte: Biotechnology for biofuels doi:10.1186/1754-6834-2-18

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