Conflitto matematico?
0Sulla prima pagina del “Corriere della Sera” del 25 settembre scorso l’annuncio: “La battaglia dei matematici. Odifreddi contro Israel”. Premetto che conosco il primo da trent’anni, il secondo da quindici. Presupponendo che non ci siano state forzature giornalistiche in quanto riportato, la questione è questa: ogni anno viene assegnato il premio Peano che, pur non essendo tra i riconoscimenti letterari di primaria importanza, ha una certa notorietà nel mondo matematico. Il premio riguarda i libri di divulgazione della cultura matematica. Tra l’altro ho fatto parte della giuria, se non ricordo male, della prima o seconda edizione, e mi sono poi dimesso per divergenze sui criteri di giudizio. Dunque, qualche anno fa il premio viene assegnato a Piergiorgio Odifreddi. Quest’anno al libro di Giorgio Israel e Ana Millan Gasca su John Von Neumann (“Il mondo come gioco matematico”, Bollati Boringhieri 2008). Quindi lettera di Odifreddi che restituisce il premio perché non vuole figurare tra i vincitori con Israel, con le motivazioni (cito dal Corriere) “che è un sionista, un fondamentalista, ha diretto una commissione sull’insegnamento della matematica del ministero presieduto dalla signora Gelmini, nel suo libro esalta acriticamente la figura di von Neumann, ha criticato il festival della matematica (diretto da Odifreddi, n.d.a.), è un ex comunista”. Colpa che purtroppo ho anche io.
Conosco bene Israel e so che negli ultimi anni scrive su giornali che io non leggo di solito, ha delle opinioni su Israele e i palestinesi che non condivido affatto. Il che non mi impedisce di parlare con lui, di invitarlo ai convegni che organizzo, dato che lo considero un ottimo storico della matematica ,e non sono il solo in questo giudizio. Non so se il suo libro su von Neumann sia fazioso perché non l’ho letto. Dunque, in base alle sue opinioni, dovrei escludere Israel dalle mie frequentazioni, dato che è un ex comunista che ha cambiato opinione. Non la penso così. A proposito delle opinioni religiose dei matematici, la sera prima di aver letto l’articolo sul “Corriere della sera”, cercando un telegiornale, ho visto casualmente una trasmissione Rai che non guardo da anni (da quando scoppiò il caso Di Bella e le televisioni furono in grado di creare nell’opinione pubblica e nei malati oncologici una aspettativa del tutto immotivata di guarigione). È apparso Odifreddi che contrastava gli altri ospiti a proposito dei miracoli di Padre Pio. Ognuno ha diritto di avere le sue opinioni e di andare alle trasmissioni che vuole, e ognuno ha il diritto di non guardarle ovviamente.
Di matematici e religione si parla in un piccolo libro (“La matematica e l’esistenza di Dio”, Lindau 2009) scritto da Antonio Ambrosetti, uno dei matematici più noti nella comunità scientifica: l’equazione che un matematico essendo un logico che usa la ragione deve necessariamente essere ateo è del tutto priva di senso. Ci sono matematici che credono che la matematica sia nella mente di Dio (così credeva Ennio De Giorgi, il più importante matematico italiano degli ultimi cinquanta anni) e chi crede che Dio, qualsiasi Dio, non esista. Quello che unisce i matematici è fare matematica. Israel sta preparando un saggio su matematica e religione parlando di quel fenomeno molto interessante che è stato nella Russia presovietica e poi sovietica il prete ortodosso Pavel Florenskji.
Sempre secondo il Corsera, il matematico Pastrone avrebbe dichiarato (ma ha smentito) che il premio era stato dato a Israel come seconda scelta perché si voleva assegnare alla scrittrice giapponese Yoko Ogawa per "La formula del professore" (Il Saggiatore, 2008), bellissimo romanzo che parla di matematica, certo non un libro di divulgazione. Vi erano state perplessità nella giuria (smentite anche queste) perché Israel aveva presieduto una commissione del ministero, ergo per la sua “vicinanza al governo”. A questo proposito: Israel non era venuto a un mio convegno a parlare di Florenskji perché lo stesso giorno aveva presieduto quella commissione. Non ho problemi a inserire il suo saggio negli atti che usciranno a marzo prossimo, dopo il giudizio di esperti sull’articolo. Diceva De Giorgi: “Il segreto della forza della matematica è la libertà e la convivialità, la disponibilità e la necessità del dialogo.” Parole sante, è il caso di dire.
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Autore
Michele Emmer
Professore di matematica all’università di Roma Sapienza, si occupa di superfici minime e di calcolo delle variazioni, di computer graphics, dei rapporti tra matematica e arte, tra matematica e cultura, di film, di mostre.
Ha realizzato 18 film della serie “Arte e matematica” tra cui il film su Escher. Organizza da 14 anni il convegno “Matematica e cultura” a Venezia, è editor della serie Springer “Mathematics and Culture” e della serie “The Visual Mind”, MIT Press. Ha scritto per 25 anni su L’Unita’, Diario, Sapere. Il suo ultimo libro è "Bolle di sapone tra arte e matematica” (Bollati Boringhieri 2009).
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