Dossier: Ardi, the best of 2009
Nonna Ardi e gli altri bipedi
0Undici articoli su “Nonna Ardi”. Ovvero la prima descrizione completa di uno scheletro parziale di una femmina attribuita alla specie Ardipithecus ramidus, un ominide di ben 4,4 milioni di anni. La presenta la rivista Science, con uno speciale che raccoglie i risultati di 15 anni di studi sul reperto ARA-VP-6/500 (Ardi, appunto) e su almeno altri 35 esemplari di Ardipithecus, tutti rinvenuti in Etiopia. Gli articoli sono firmati da 47 autori, tra i quali si leggono alcuni dei nomi più noti della paleoantropologia, come quello di Tim White dell’University della California di Berkeley e Owen Lovejoy della Kent State University.
Ardi è, a oggi, il più antico scheletro quasi completo di ominide conosciuto. Finora questo primato spettava a Lucy, una femmina di Australopitecus afarensis (3,4 milioni di anni), il “fossile star” della paleontologia umana. Di Ardi abbiamo un cranio quasi completo con la mascella superiore, le mani, i piedi, i femori e il bacino. In base alle ricostruzioni, gli scienziati pensano che questo individuo femmina fosse alto circa 120 centimetri e pesasse intorno ai 50 chilogrammi. Cinque degli studi presentati oggi ne descrivono l’anatomia, mentre altri tre articoli si concentrano sull’habitat. Le ultime due ricerche sono invece ‘di riflessione’: gli autori si chiedono se le nuove conclusioni avranno implicazioni per lo studio dell’evoluzione umana o meno.
Per ora sembra di sì, ed ecco perché. Le informazioni accumulate portano a credere che l’ultimo antenato comune a ominidi e scimmie antropomorfe (come lo scimpanzé) sia vissuto sei milioni di anni fa, e che l’Ardipithecus condivida con questo antenato molte caratteristiche. Analizzando lo scheletro di Ardi, i ricercatori sono giunti alla conclusione che presenti un mix di caratteri primitivi e derivati, cioè in comune con gli ominidi sia precedenti sia successivi. Tra i tratti più primitivi, però, ve ne sono alcuni che non hanno niente a che fare con le attuali scimmie antropomorfe africane. Significa che, mentre gli ominidi si evolvevano modificando la propria anatomia fino a giungere alla nostra forma attuale, anche il ramo che ha portato agli scimpanzé si è modificato nel tempo. Il che implica che una delle principali convinzioni della paleontologia - secondo cui l’antenato comune era più simile alle scimmie antropomorfe che non a noi - va rivista. In pratica non possiamo considerare gli scimpanzé attuali vicini al nostro antenato comune più di quanto non lo siamo noi (ovviamente non tutti i paleontologi sottoscriverebbero questa affermazione).
Un altro grande merito di questo esemplare è di aiutarci a capire come lo scheletro degli ominidi si sia adattato all’andamento bipede. Secondo Lovejoy, le mani e i piedi dell’Ardipithecus mostrano che questo era adatto a vivere sugli alberi e che il suo bacino era più simile a quello delle scimmie che non quello degli australopitechi. Alcuni particolari, però, suggeriscono che quello stesso bacino era anche in grado di supportare lo spostamento sulle due sole zampe posteriori. Uno di questi è la spina iliaca, una caratteristica tipica degli ominidi: indica che i muscoli glutei di Ardi erano posizionati in modo che lei potesse camminare senza dover spostare il peso da una parte all’altra. Secondo i ricercatori, l’Ardipithecus sarebbe stato persino in grado di correre, sebbene in maniera molto meno efficiente dell’Homo sapiens.
Anche l’anatomia dei piedi sembra supportare l’andamento bipede, pur restando adatta all’arrampicamento. Tra le molte ossa del piede rinvenute ve ne è uno particolare chiamato os peroneum, che potrebbe cambiare ciò che sappiamo sull’evoluzione dei piedi. Gli scienziati sanno poco di questa parte dello scheletro, tranne che è presenta nelle scimmiette del Vecchio Continente e nei gibboni, ma non nei nostri cugini più prossimi (scimpanzé, gorilla e orango). Secondo i ricercatori, questo fatto lascia ipotizzare che l’antenato comune possa essere simile alle scimmie africane non antropomorfe.
Tutto da provare. Per ora, i ricercatori concordano solo sul fatto che Ardi è un ominide primitivo e che sta per mettere in discussione alcune delle convinzioni più radicate di questo campo della ricerca.
Riferimento: Science
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Autore
Tiziana Moriconi
Giornalista, a Galileo dal 2007 dove coordina la redazione. È laureata in Scienze Naturali (paleobiologia) e ha un master in Comunicazione della Scienza conseguito alla Scuola Superiore di Studi Avanzati di Trieste. Nel 2009 si è occupata della conduzione di 25 incontri sui cambiamenti climatici e sulle energie rinnovabili per il progetto di educazione ambientale Ecoscuola della Regione Lazio. Collabora con L’Espresso, Le Scienze, Mente e Cervello, Sapere, Linx Magazine (per la rubrica Internet Point), Tekneco, Corriere delle Comunicazioni e Wired.
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