Diritti alla nuova famiglia
0Bruno de Filippis e Francesco Bilotta (a cura di)
Amore civile
Mimesis 2009, pp. 253, euro 16,00
Ci mette poco Bruno de Filippis, curatore insieme a Francesco Bilotta del volume “Amore civile”, a farci capire cosa c’è che non va in molte norme del nostro codice civile che regolamentano il diritto di famiglia: la società è cambiata mentre le leggi che la governano no. Dopo la grande riforma del 1975 non è stato più intrapreso alcuno sforzo per restare al passo con i tempi. Anzi l’impegno di molti politici è andato nella direzione opposta: difendere tenacemente un impianto giuridico che de Filippis non stenta a definire anacronistico e illogico.
Questo libro, che raccoglie gli interventi di giuristi, filosofi, politici, psicologi e sociologi, presenta un progetto di riforma, frutto di due anni di studi, considerato dai loro autori necessario per riportare la normativa al 2009 e “far cessare la negazione di diritti riconosciuti dalla Costituzione”. Con un efficace schema già nelle pagine iniziali sono riassunti i 12 simboli dell’'Ancien Regime' che la riforma intende abbattere. Scorrendoli incappiamo in giganteschi fossili giuridici come il persistere di differenze tra figli naturali e legittimi, una parità tra coniugi non del tutto garantita, la possibilità di non versare l’assegno di mantenimento al coniuge se il matrimonio ha ottenuto la nullità dal tribunale della Sacra Rota.
Ma i motivi, affrontati nel dettaglio dagli autori dei singoli saggi, che rendono l’attuale diritto di famiglia fuori dal tempo non si fermano qui. Una seria riforma non può limitarsi a cancellare questi retaggi palesemente superati, deve spingersi oltre attribuendo nuovi diritti a tutti coloro che finora ne sono stati privati. Le coppie omosessuali innanzitutto. Il progetto presentato in “Amore civile” contempla infatti il matrimonio tra persone dello stesso sesso e suggerisce anche l’articolo del codice civile più appropriato a ospitare la novità: l’articolo 91, abrogato dopo la fine del fascismo, che prevedeva il divieto di matrimonio tra cittadini di razza ariana con persone appartenenti ad altre razze. “La norma in passato simbolo di discriminazione può ora diventare un simbolo opposto [...] sancendo il superamento dei pregiudizi”.
La modernizzazione a cui gli autori del progetto pensano passa anche per una normativa laica e liberale sul testamento biologico, sulla fecondazione assistita, sull’adozione da parte dei single, sull’introduzione del divorzio breve. Oltre al matrimonio, poi, si immaginano nuovi istituti. Come le unioni libere, in cui le persone potrebbero scegliere entro certi limiti i contenuti del proprio patto matrimoniale, oppure le intese di solidarietà, con conseguenze ridotte rispetto al matrimonio o alle unioni libere, o ancora le comunità intenzionali che riuniscono più persone in un’intesa economica e solidaristica. Sono le nuove famiglie, che già esistono nella realtà ma che sono completamente ignorate dal diritto.
Grazie alle tavole sinottiche curate da Maria Teresa Paoli e Giuliano Gramegna è facile confrontare il vecchio e il nuovo modo di concepire le relazioni tra individui. A fine lettura gli anacronismi diventano ancora più evidenti e il progetto di riforma, percepito inizialmente come una grande rivoluzione, appare piuttosto un doveroso omaggio alla modernità.
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