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02 Settembre 2010 | ultimo aggiornamento 32 minuti fa
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Senza mammuth il bosco cresce

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Pubblicato il 20 Novembre 2009 13:43

Cosa c’entra un mammut con un acero? Molto più di quanto si possa pensare. Secondo uno studio pubblicato su Science e condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università del Wisconsin-Madison (USA), l’estinzione di animali come mammuth e mastodonti permise in Nord America la nascita di una nuova comunità vegetale dominata da latifoglie, tra cui aceri, olmi e frassini. "Questi alberi sarebbero stati più abbondanti parecchio tempo prima se i grandi erbivori non fossero stati lì, pronti a mangiarseli", ha raccontato Jacquelin Gill, coordinatrice della ricerca. 

Durante l’ultima deglaciazione, che si verificò tra il Pleistocene e l’Olocene (tra i 18 e i 6 mila anni fa), il Nord America fu teatro di grandi trasformazioni ecologiche. Una nuova vegetazione prese il sopravvento mentre ben 34 specie animali scomparvero. Si trattava dei grandi animali appartenenti alla cosiddetta "megafauna": mammuth, mastodonti, tigri dai denti a sciabola. Sino ad oggi, nonostante la scarsità di resti fossili, gli studiosi avevano concluso che l’estinzione della megafauna fosse la conseguenza della distruzione del suo habitat e della caccia da parte dell’uomo.
 
In realtà, analizzando i sedimenti accumulati nel Lago Appleman in Indiana, i ricercatori hanno scoperto il contrario: fu la scomparsa della megafauna, soprattutto dei grandi erbivori, a lasciare campo libero ad una nuova vegetazione caratterizzata dalla presenza di latifoglie. In particolare, i ricercatori si sono concentrati sullo studio del polline, del carbone e della Sporomiella, un fungo che cresce nel letame degli erbivori. Concentrazioni elevate di Sporomiella significano grandi quantità di letame, che a sua volta è un indice della numerosità di una popolazione. Studiando la variazione della concentrazione del fungo nei sedimenti, i ricercatori hanno quindi ricostruito l’andamento demografico delle popolazioni di megafauna. Correlando questi dati con quelli ottenuti  dal polline e carbone, che svelano quante e quali piante crescevano al tempo, si è così scoperto che i giganti si estinsero tra i 14,800 e i 13,700 anni fa, prima della comparsa della nuova vegetazione e degli uomini di Clovis, i grandi cacciatori nordamericani.

La scoperta esclude anche un’altra ipotesi, che un corpo extraterrestre colliso con la Terra circa 12,900 anni provocò l’estinzione della megafauna. Rimangono da chiarire le cause reali della scomparsa dei giganti preistorici, forse una combinazione di cambiamenti climatici e pressione venatoria dell’uomo. (m.s.)

Riferimento: Science DOI: 10.1126/science.1182770

tags: evoluzione

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