Dossier: Harvard tira le somme
Influenza vs influenza
0Raffreddore comune e influenza stagionale sono le armi migliori per combattere il virus H1N1? Sembrerebbe. Secondo uno studio condotto dai ricercatori de La Jolla Institute for Allergy and Immunology (California, Usa) e pubblicato su Pnas, precedenti influenze fornirebbero una sorta di immunità. Questo grazie alla presenza sulla superficie del virus H1N1 di marker (proteine) uguali o simili a quelli del virus dell’influenza stagionale, che riconosciuti dalle cellule del sistema immunitario attivano una risposta da parte degli anticorpi.
I ricercatori statunitensi, usando l’Immune Epitome Database, una banca dati che raccoglie tutti gli antigeni e gli anticorpi conosciuti, hanno scoperto che il 17 per cento dei marker superficiali del virus dell’influenza suina si trova anche su alcuni virus responsabili dell’influenza stagionale e che le cellule T del sistema immunitario riconoscono il 69 per cento dei marker presenti sul virus H1N1. “L’alta percentuale di riconoscimento suggerisce che immunità pre-esistenti potrebbero agire come una barriera e contribuire a contenere la diffusione dell’infezione”, hanno spiegato i ricercatori.
Anche i rinovirus, responsabili del comune raffreddore, sembrano offrire una certa protezione. Lo rivelano le osservazioni di alcuni ricercatori francesi, olandesi e australiani, pubblicate su Eurosurveillance e sul Journal of Clinical Virology: in diversi paesi europei sembra esistere una corrispondenza tra la diffusione di rinovirus e la diminuzione di casi di infezione da H1N1 nel periodo di riapertura delle scuole. In Francia, per esempio, i casi di influenza suina sono aumentati verso i primi di settembre, dopodichè si sono attestati su un valore di incidenza di 160 ogni 100.000 persone fino alla fine di ottobre. “La percentuale di tamponi faringei positivi per il virus H1N1 è diminuita a Settembre, in corrispondenza di un aumento di quelli positivi per il rinovirus”, ha raccontato Jean Sebastien Casalegno dell'Università di Lione. “In Ottobre invece, al diminuire della diffusione del rinovirus, sono aumentati nuovamente i casi di influenza suina”.
Secondo i ricercatori, i rinovirus potrebbero aver bloccato il diffondersi del virus H1N1 attraverso un processo che si chiama interferenza virale: un virus che ne blocca un altro. “Pensiamo che, quando un organismo viene infettato da un determinato virus, l’infezione attivi le difese antivirali ostacolando gli altri virus”, ha spiegato Ab Osterhaus dell’Università di Rotterdam (Olanda), uno dei massimi esperti mondiali di viurs influenzali.
Quanto sia importante questa interferenza nelle epidemie virali ancora non è chiaro, anche perché ci sono diversi casi in cui ciò non avviene e le persone sono colpite da due virus allo stesso tempo. Per esempio, negli Stati Uniti non c’è stata alcuna diminuzione in corrispondenza del diffondersi dei rinovirus in coincidenza con l'apertura delle scuole. Secondo Ian Mackay, della University of Queensland, l'interferenza dei rinovirus potrebbe non essere abbastanza forte per respingere l'influenza suina nei soggetti ripetutamente esposti.
Riferimenti New Scientist
Eurosurveillance
Journal of Clinical Virology DOI: 10.1016/j.jcv.2009.03.008
Pnas doi:10.1073/pnas.0911580106
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Autore
Caterina Visco
Laureata in Scienze Biologiche, ha lavorato come web content editor per il portale medico Yahoo!Salute. Nel 2009, dopo uno stage a Internazionale, approda a Galileo, dove, oltre contribuire alla produzione dei contenuti, è community manager e coordinatrice della redazione. Scrive per diverse testate giornalistiche tra cui L'espresso, Wired, Le Scienze, Mente e Cervello, Nova - Sole 24 ore, Il Venerdì di Repubblica.
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