“Accesso alle cure per tutti"
0Una coppia fertile portatrice di una grave malattia ereditaria potrà accedere alle tecniche di fecondazione assistita e alle diagnosi pre-impianto. Lo ha stabilito ieri, 13 gennaio, il Tribunale di Salerno, scardinando così un altro tassello della legge 40 del 2004. La malattia è l'atrofia muscolare spinale di tipo 1 (Sma1), una delle più frequenti cause di morte nei neonati, che porta alla paralisi della muscolatura scheletrica. Dopo quattro lutti (quello di una figlia di sette mesi e tre aborti), i due si sono rivolti a un medico per ricorre alla fecondazione assistita, via fino ad ora preclusa a una coppia non sterile. Galileo ha intervistato l’avvocato Filomena Gallo che ha assistito la coppia.
Avvocato, secondo una dichiarazione del sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella riportata dall’Agi, la Magistratura dovrebbe applicare le leggi e non contraddirle. Cosa ne pensa?
Il giudice ha applicato le leggi vigenti nel nostro ordinamento. Ha fatto una lettura costituzionalmente orientata della legge 40, alla luce dell’ultima sentenza della Corte Costituzionale: quella che ha riequilibrato una legge non equa, portando la salute, l’uguaglianza dei diritti e la responsabilità del medico al centro di questa norma.
Cosa stabilisce questa ordinanza, in pratica?
Che il medico ha il diritto/dovere di decidere, con il consenso del paziente, quale terapia adottare tra tutte quelle disponibili. Si dà qui una nuova interpretazione di “sterilità” e “infertilità”: perché una coppia che non riesce a dar vita a un bambino che abbia una probabilità di vita - quindi a tutti gli effetti infertile - non può godere degli stessi diritti delle altre coppie sterili? Il giudice ha letto la legge 40 nel rispetto dell’articolo 32 della Costituzione, ovvero del diritto alla salute e all’uguaglianza. Impedire l’applicazione di una tecnica di fecondazione assistita va a ledere un diritto della coppia. È stata rispettata la tutela massima.
Cosa accadrà ora?
La coppia si sottoporrà alla fecondazione assistita e verranno trasferire nell’utero della donna tutti gli embrioni con una possibilità di vita. In piena legalità. L’articolo 14 comma 5 dice che la coppia può conoscere lo stato di salute dell’embrione, una sentenza del Tar del Lazio ha stabilito che l’analisi pre-impianto si può fare (vedi Galileo) e il limite dei tre embrioni è stato tolto dalla sentenza inappellabile della Corte Costituzionale (vedi Galileo). Purtroppo ho letto sui giornali gravi imprecisioni riguardo a queste due questioni.
Questa ordinanza cambia la situazione di chi è nella stessa condizione?
Purtroppo questa decisione vale solo per il caso concreto in esame, ma fa giurisprudenza. Crea cioè un precedente e apre la strada affinché i tribunali possano far applicare la legge - cito la 40 stessa - “nel pieno rispetto dei diritti di tutti i soggetti coinvolti nelle tecniche di fecondazione assistita”.
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Autore
Tiziana Moriconi
Giornalista, a Galileo dal 2007 dove coordina la redazione. È laureata in Scienze Naturali (paleobiologia) e ha un master in Comunicazione della Scienza conseguito alla Scuola Superiore di Studi Avanzati di Trieste. Nel 2009 si è occupata della conduzione di 25 incontri sui cambiamenti climatici e sulle energie rinnovabili per il progetto di educazione ambientale Ecoscuola della Regione Lazio. Collabora con L’Espresso, Le Scienze, Mente e Cervello, Sapere, Linx Magazine (per la rubrica Internet Point), Tekneco, Corriere delle Comunicazioni e Wired.
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