Alchimie dell’Arte
0Uno schizzo che casualmente sbuca dalla pila dei ricettari, una tela senza cornice appoggiata in un angolo, un quadro appeso alla parete tra il diploma di specializzazione in psichiatria e il gancio da cui pende il camice bianco. Tutti omaggi degli autori ai medici che cercano di alleviare le loro sofferenze. Ebbene sì, sarà perché a volte viene usata come terapia o per la scontata ma mai smentita correlazione tra creatività e follia, negli studi medici dove si cura il disagio mentale l’arte è di casa. E, a cercar bene, capita di imbattersi in talenti degni di un palcoscenico di prestigio.
Proprio per dare visibilità a questi artisti che vivono ai margini della società a causa del loro disturbo psichico, la casa farmaceutica Janssen-Cilag ha ideato la mostra “Alchimie dell’Arte, dell’irriducibilità dello spirito saturnino”, dal 16 al 31 gennaio al Palazzo della Ragione di Verona, affidando a Daniela Rosi dell’Osservatorio di Outsider Art dell’Accademia di Belle Arti di Verona il compito di curare l’esposizione. Oltre 400 opere di 43 artisti che hanno vissuto l’esperienza della malattia in uno dei centri di salute mentale del Triveneto selezionate tra le tante altre che medici, infermieri, e assistenti hanno raccolto e segnalato, come fanno i veri talent-scout, ai responsabili della Janssen. Un’incursione nei luoghi non ufficiali della creatività, lontani anni luce dalle aule delle accademie e dagli atelier di maestri affermati.
“La mostra è stata concepita come un viaggio per le vie dell’arte marginale del Nord-Est. Dove si incontrano persone finora rimaste nell’ombra molto diverse fra loro, a volte accomunate da una stessa patologia, ma ognuna con un proprio modo di esprimersi. Perché la malattia può enfatizzare il talento in tante maniere diverse”, dice Daniela Rosi.
Lo può fare alla maniera di Giorgio Dorigo, cinquantenne veneziano, pittore dalla simbologia semplice che ha ricavato uno studio bohemien nel centro diurno di salute mentale di Feltre. O alla maniera del giovane marocchino Mostafa Benzzeni che elabora su tela le sue radici culturali, o ancora di Francesco Nardi che utilizza le porte come fossero tele, o di Tiziano Spinelli con i suoi originali bestiari dove viene rappresentato l’animale “trane [tranne] un sole caldo di un deserto, trane un vento, trane montagne”.
Scelte di stile o segnali della malattia? Non ha dubbi Daniela Rosi: “Si tratta delle varie manifestazioni del talento artistico e non di altro. E’ difficile rinvenire l’elemento patologico nei quadri di questi artisti e anche dove c’è la reiterazione ossessiva di un elemento sembrerebbe più ovvio parlare di esercizio di stile piuttosto che di mania”. Spiega la curatrice che ci tiene a sottolineare il criterio esclusivamente artistico con cui sono state selezionate le opere.
“Alchimie dell’Arte” è quindi innanzi tutto una mostra di dipinti, che ha però un innegabile risvolto terapeutico: il momento del riconoscimento pubblico è un toccasana per tutti gli autori esposti, outsider fino a oggi dell’arte e della vita.
VERONA
Alchimie dell’Arte
Palazzo della Ragione
Dal 16 al 31 gennaio, dalle 10 alle 19, ingresso libero
Info: www.alchimiedellarte.com
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