Fantascienza ante litteram
0Anna Maria Lombardi (a cura di)
Il Sogno di Keplero. La Terra vista dalla Luna in un racconto del grande astronomo tedesco
Sironi editore 2009, pp. 160, euro 20,00
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“Il sonno della ragione genera mostri” è il titolo di una famosa opera di Francisco Goya, che in un manoscritto spiegava come «la fantasia priva della ragione produce impossibili mostri: assieme a lei è madre delle arti e origine di meraviglie». Non si può essere più d’accordo leggendo il “Sogno” di Giovanni Keplero, opera di fantasia e classico della scienza.
L’edizione integrale del Somnium è in libreria in una nuova traduzione dall’originale latino condotta da Anna Maria Lombardi. Dottore di ricerca in Fisica teorica, Anna Lombardi da anni studia l’opera di Keplero e recentemente – il 3 dicembre 2009 – ha ricevuto la segnalazione speciale della giuria del Premio Peano 2008 per il libro “Keplero. Una biografia scientifica” (Codice edizioni).
Il “Sogno”, pubblicato postumo per la prima volta nel 1634, fu concepito da Keplero come un testo di divulgazione sotto forma di un breve racconto di fantascienza, con lo scopo di convincere gli scettici che la Terra non è al centro dell’universo e che i fenomeni terrestri e quelli celesti seguono le stesse leggi fisiche. Il protagonista del racconto visita infatti la Luna e ne conosce i suoi abitanti, che vedono la Terra girare – al pari della Luna per noi terrestri – e la chiamano per questo motivo “Volva”. Come si legge nell’introduzione «il Somnium è anche una riflessione sulle diverse forme di conoscenza, da quella empirica a quella razionale-astratta, e sul ruolo assunto dai nuovi strumenti scientifici, protesi che moltiplicano le potenzialità di osservazione dei fenomeni».
Il testo è di facile lettura e anche nelle note – che lo superano addirittura del triplo in lunghezza! – è possibile ritrovare, tramite le tante osservazioni, lo spirito libero di Keplero, che impiegò quarant’anni per realizzare l’opera. Eccone un esempio: nella nota 146 si legge «Per quanto attiene lo scopo più nascosto di questo racconto, nasce in noi un piacevole spirito di polemica. Tutti strepitano che il moto delle stelle intorno alla Terra è evidente agli occhi di chiunque, come pure lo stato di quiete della Terra stessa. Io ribatto che agli occhi dei lunari risultano invece evidenti la rotazione della nostra Terra, cioè della Volva, e anche l’immobilità della Luna. Se mi si obiettasse che i sensi lunatici dei miei lunari si ingannano, con pari diritto potrei obiettare che sono i sensi terreni di noi terrestri a ingannarsi, quando sono privi della ragione».
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