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02 Settembre 2010 | ultimo aggiornamento circa un'ora fa
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Il linguaggio vuole il suo tempo

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Pubblicato il 08 Febbraio 2010 08:52

L’apprendimento del linguaggio nel primo anno di vita dipende dallo stadio di sviluppo neurologico del cervello. Per questo i bambini nati pretermine, che possiedono un sistema nervoso ancora immaturo, impiegano più tempo per elaborare gli stimoli linguistici. Lo afferma su Pnas una equipe internazionale di ricerca coordinata da Jacques Meheler, direttore del Laboratorio del linguaggio, cognizione e sviluppo della Scuola internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa) di Trieste.
 
Nel bambino appena nato, lo sviluppo delle abilità linguistiche è controllato da due fattori: l’ambiente, ovvero l’esposizione a stimoli linguistici, e lo stadio di maturazione neurologica del cervello. Quale conta di più? Per scoprirlo, il gruppo di ricerca ha comparato le abilità cognitive di bambini nati al termine di una normale gestazione (circa 40 settimane) con quelle di bambini prematuri (intorno alle 28 settimane) in un test di riconoscimento linguistico. Durante l’esperimento, condotto a tre, sei e nove mesi di vita, i ricercatori hanno analizzato l’elettroencefalogramma dei bambini mentre ascoltavano registrazioni nella propria lingua madre (lo spagnolo), in una lingua ritmicamente simile (l’italiano) ed in una ritmicamente differente (il giapponese).

Dai risultati è emerso che, a sei mesi di età, i bambini prematuri avevano maggiori difficoltà a riconoscere le diverse lingue rispetto ai bambini nati al termine dei canonici nove mesi. Mentre questi ultimi riuscivano a distinguere l’italiano dallo spagnolo, infatti, i bambini pretermine non erano ancora in grado di farlo. Considerato che il periodo di esposizione allo stimolo linguistico era stato il medesimo per entrambi i gruppi, le differenze dipendevano solo dal grado di sviluppo del cervello. In effetti, all’età di sei mesi, i bambini nati a termine mostravano abilità linguistiche comparabili con quelle possedute dai nati prematuri all’età di nove mesi.

Queste differenze, tuttavia, scompaiono completamente verso i due anni, quando tutti i bambini sviluppano le stesse competenze linguistiche. Conclude Jaques Meheler: “Il cervello deve essere maturo, pronto a ricevere gli stimoli per elaborarli. Per questo non bisogna disperare se nei primi mesi di vita lo sviluppo cognitivo del bambino nato pretermine risulta più lento. Diamo tempo al suo cervello di maturare”. (m.s.)

Riferimenti: Pnas doi:10.1073/pnas.0914326107

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