Alzheimer, l’antidoto è uno scopo nella vita
0Le persone che hanno uno scopo nella vita e un atteggiamento positivo verso il futuro hanno meno probabilità di sviluppare la malattia dell’Alzheimer e il suo precursore, il deficit cognitivo lieve. E’ quanto emerge da una ricerca realizzata al Rush University Medical Center di Chicago e pubblicata sulla rivista Archives of General Psychiatry. Secondo i risultati dello studio, condotto su 951 anziani ospitati presso strutture dedicate a Chicago e dintorni, la tendenza ad avere scopi e progetti aumenta di circa 2,4 volte le probabilità di non ammalarsi di Alzheimer. Allo stesso modo, è stato osservato che simili atteggiamenti hanno effetti positivi nel rallentare i normali processi di declino delle funzioni cognitive.
“L’Alzheimer è una delle conseguenze più temute dell’invecchiamento”, ha spiegato Patricia A. Boyle, autrice dello studio insieme ad altri ricercatori del Rush University Medical Center. “L’identificazione di fattori modificabili associati al rischio di questa malattia rappresenta una priorità per la sanità pubblica del ventunesimo secolo, soprattutto se si considera il rapido e diffuso invecchiamento della popolazione”, ha continuato la ricercatrice.
I ricercatori hanno messo in relazione il grado di progettualità degli anziani con le probabilità di sviluppare l’Alzheimer. “Con la dicitura purpose in life (letteralmente “scopo nella vita”) ci si riferisce alla tendenza a trovare un significato nelle esperienze e a possedere un senso di intenzionalità e direzione che guidi il comportamento”, hanno spiegato gli autori. Per misurare questa variabile sono state sottoposte ai partecipanti, nell’ambito del Rush Memory and Aging Project, dieci affermazioni del tipo: “Mi sento bene quando penso a quello che ho fatto in passato e a ciò che spero di fare in futuro”, “Ho un senso della direzione e degli scopi nella vita”, o ancora “Mi piace fare piani per il futuro e lavorare per trasformarli in realtà”. A tutti quindi stato chiesto di esprimere quanto concordavano con ogni frase in una scala da uno a cinque.
Successivamente i partecipanti allo studio sono stati seguiti per diversi anni. Dei 951 anziani coinvolti nello studio, dopo sette anni 155 erano malati di Alzheimer e tra questi la maggior parte aveva riportato un basso punteggio nel test sulla progettualità. La stessa correlazione è stata riscontrata nei pazienti che avevano sviluppato un deficit cognitivo lieve.
Secondo gli autori, la scoperta avrebbe implicazioni importanti per la salute pubblica. “Questi risultati possono aprire nuovi orizzonti di intervento per favorire la salute e il benessere tra le persone anziane”, ha commentato Boyle. “Avere uno scopo nella vita, infatti, è un fattore potenzialmente modificabile: gli anziani possono essere aiutati a identificare attività significative e a impegnarsi in comportamenti finalizzati al raggiungimento degli obiettivi”. (g.b.)
Riferimenti:Archives of General Psychiatry
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