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11 Febbraio 2012 | ultimo aggiornamento circa 17 ore fa
Temi ambiente, tecnologia

Meglio la seconda generazione

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Pubblicato il 01 Luglio 2010 07:43
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Legname di scarto, paglia e altri rifiuti organici come biocarburanti di ‘seconda generazione’ per ridurre fino al 40 per cento l’uso di carburanti fossili nei prossimi vent’anni. Potrebbe essere questo l’obiettivo della Svizzera e, affinché sia realizzabile, sarà necessario ottimizzare lo sfruttamento dei biocarburanti di seconda generazione con piani ad hoc, e aumentare l’efficienza dei trasporti. A delineare lo scenario è uno studio del Centro per la Valutazione delle Scelte Tecnologiche (Ta-Swiss) condotto da Rainer Zah dell’Empa (Il laboratorio federale svizzero per il collaudo e la ricerca sui materiali) e presentato a Berna lo scorso 29 giugno, che ha analizzato la sostenibilità di queste fonti.

Molti dei progetti sui biocarburanti di prima generazione - olio di palma, colza, canna da zucchero, grano, bietola e mais - sono falliti a causa della bassa efficienza di produzione (non si adopera l’intera pianta), delle questioni sorte circa la sottrazione di terreno alle colture agricole, e per via del costo energetico della produzione. Queste fonti, infatti, sebbene riducano le emissioni di gas serra, richiedono un elevato impiego di pesticidi e di acqua. I biocarburanti di seconda generazione, invece, non richiedono terreni aggiuntivi per la loro coltivazione, perché sono tutti sottoprodotti dell’agricoltura e dell’allevamento di bestiame. Secondo il rapporto della Ta-Swiss,  tra i principali candidati per i biocarburanti della Svizzera ci sono inoltre i liquami, il letame, il miscanto (una pianta molto diffusa e ricca di cellulosa) e i rifiuti organici domestici.

L’opinione degli studiosi è che nel 2030 queste risorse energetiche potrebbero rimpiazzare il 15 per cento dei carburanti fossili impiegati nel paese. Secondo le stime, questa percentuale - sommata a quella prevista per la mobilità elettrica alimentata da fonti rinnovabili (26%) - porterà alla riduzione del 40 per cento dell’uso dei combustibili tradizionali. C'è ovviamente un costo: per sfruttare a pieno le potenzialità dei biocarburanti di seconda generazione sarà necessario aumentare gli investimenti destinati alla loro produzione. (a.l.b.)

Riferimenti: Empa


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