Le due facce di una supernova
0Nello spazio può accadere che due fenomeni apparentemente diversi siano in realtà le due facce di una stessa medaglia. È quello che ha scoperto un gruppo di ricerca coordinato da Keiichi Maeda dell’Università di Tokyo, Giappone, studiando le supernovae di I tipo. Nello studio, pubblicato su Nature con la collaborazione di Stefano Benetti e Paolo Mazzalli dell’Istituto nazionale di astrofisica e della Scuola Normale Superiore di Pisa, si legge che queste esplosioni, contrariamente a quanto finora pensato, sono asimmetriche. La stella “spara”, cioè, i detriti in modo non uniforme. La prospettiva da cui si guarda il fenomeno, quindi, può trarre in inganno: quelle che sembrano supernovae distinte, con composizione chimica e densità diverse, altro non sono che la stessa stella osservata da punti diversi.
Le supernovae di I tipo sono stelle in esplosione che si originano da nane bianche di ossigeno e carbonio. Per gli astrofisici sono “candele standard”: misurando l’intensità luminosa che si libera durante l’esplosione è possibile avere una stima della velocità di espansione dell’Universo. Tuttavia, recenti studi hanno messo in dubbio l’affidabilità di queste stelle come indicatori di distanze spaziali. Dall’analisi dell’espulsione dei detriti, infatti, sembra che alcune supernovae “sparino” i frammenti più velocemente di altre. Ciò rappresenta un problema, perché la difformità nel processo di esplosione rende inaffidabili le misurazioni realizzate finora.
Per decidere se “buttare al secchio” anni e anni di dati, il team di ricerca ha analizzato gli spettri di 20 supernovae di I tipo collezionati in 20 anni di lavoro grazie a telescopi in tutto il mondo, compreso Galileo dell’Inaf nelle Isole Canarie. Hanno così scoperto che le esplosioni di queste stelle sono molto particolari: il punto da cui si origina la deflagrazione è decentrato. Questo fa si che la velocità di espulsione dei detriti sembri maggiore, anche del doppio, in alcuni lati piuttosto che in altri. Ma le esplosioni sono diverse solo in apparenza, quello che cambia è solo il punto di osservazione del fenomeno.
La notizia rassicura gli astrofisici. Anche se l’asimmetria delle esplosioni non basta a spiegare tutte le differenze tra le supernovae di I tipo, è comunque sufficiente per giustificare molta della eterogeneità riscontrata in questa classe di stelle. E gli scienziati non sembrano più rischiare di aver preso nel modo sbagliato il tempo all’Universo per via di un cronometro sballato. (m.s.)
Riferimenti: Nature doi:10.1038/466037a
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