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11 Febbraio 2012 | ultimo aggiornamento circa 24 ore fa
Temi salute, società

Da soli si vive meno

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di Katia Clemente | Pubblicato il 28 Luglio 2010 08:37
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Nuoce gravemente alla salute. Come quindici sigarette al giorno, come la dipendenza dall’alcol, più della sedentarietà, molto più dell’obesità: la solitudine sembra mettere in serio pericolo la vita degli esseri umani. Lo affermano Julianne Holt-Lunstad e Timothy Smith della Brigham Young University di Provo (Utah, Usa) in uno studio pubblicato su PLoS Medicine.  

I ricercatori hanno analizzato i dati di 148 studi che avevano quantificato i rapporti sociali di ogni partecipante in un periodo medio di 7,5 anni, e ne avevano valutato le condizioni di salute. Hanno così potuto dimostrare che chi aveva stabilito delle buone relazioni sociali (che si tratti di amici, familiari, vicini di casa o colleghi di lavoro poco importa) poteva vantare una sopravvivenza maggiore del 50 per cento rispetto a chi aveva vissuto per lo più in solitudine.

"Questi dati ci dicono solo se le persone erano integrate o meno in una rete sociale, e non distinguono tra contatti positivi e negativi", ha spiegato Holt-Lunstad. Inoltre, la presenza di amici e familiari può influire positivamente sulla salute in modi diversi: si può frequentare una persona semplicemente per rilassarsi o distrarsi, così come si può arrivare a fare di un rapporto lo scopo principale della propria vita. In ogni caso, quando si sentono delle responsabilità verso qualcuno, si è più portati a non trascurarsi e a prendersi cura di se stessi, come ha riportato Holt-Lunstad. "L'idea che la mancanza di relazioni sociali rappresenti un reale fattore di rischio per lo stato di salute non è ancora ampiamente riconosciuta dall'opinione pubblica", hanno infine osservato i ricercatori: “Noi riteniamo che sia importante far capire che i contatti umani hanno effetti benefici non solo a livello psicologico, ma anche, e in maniera diretta, sull’aspettativa di vita".

Riferimenti: PLoS Medicine doi:10.1371/journal.pmed.1000316

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Autore

Katia Clemente

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Laureata in Scienze Biologiche e dottore di ricerca in Biotecnologie, ha conseguito il master in “Le scienze della vita nel giornalismo e nei rapporti politico-istituzionali” all’Università Sapienza di Roma. Lavora nel reparto dei Trapianti d’Organo dell’Ospedale de L’Aquila, dove si occupa di progetti di ricerca clinica sul trapianto di rene, e scrive per il sito web della Fondazione Zoé.


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