Ragni all’arrembaggio
0Per spostarsi rapidamente, alcuni ragni sembrano voler imitare le spericolate gesta dei pirati. Come loro, infatti, questi animali vanno all’arrembaggio” grazie alla loro tela, che spinta dal vento si attacca ad un appiglio lontano. A questo punto, come nelle migliori tradizioni piratesche, i ragni si arrampicano “a testa in giù” fino a raggiungere l’altro capo del filo. Secondo uno studio coordinato da Guadalupe Corcobado del Consiglio Nazionale delle Ricerche spagnolo e apparso su BMC Evolutionary Biology, questa tecnica di “gettare ponti” (in inglese bridging) potrebbe avere implicazioni evolutive e spiegare perché i ragni “arrampicatori” maschi siano più piccoli delle femmine.
Per capire come il bridging influisca sulla differenza di dimensioni nei due sessi, i ricercatori spagnoli hanno studiato 204 ragni di 13 specie diverse, esaminandone il comportamento nella galleria del vento. Gli studiosi hanno osservato che nelle specie in cui questa tecnica comune, gli esemplari maschi più piccoli si potevano spostare in modo più agile e aumentare così le possibilità di incontrare femmine con cui accoppiarsi. Per le femmine, invece, un corpo più grande è un vantaggio nella generazione della prole. La necessità di trovare una partner, secondo il team spagnolo, spiegherebbe quindi il particolare tipo di locomozione, per il quale è indispensabile essere piccoli. E’ dai tempi di Darwin che si cerca un effetto dovuto alla pressione evolutiva per spiegare le differenti dimensioni fra ragni maschi e femmine.
Questa teoria non è incompatibile con altre ipotesi, fra cui quelle che attribuiscono la differenza di dimensioni alla fecondità. “Tuttavia”, ha sottolineato Corcobado, “la fecondità da sola non potrebbe spiegare perché in alcune specie i maschi diventino grossi come le femmine ma rimangano estremamente piccoli in altre specie”.
Riferimenti: BMC Evolutionary Biology doi:10.1186/1471-2148-10-236
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Massimiliano Razzano
Dopo laurea e dottorato in Fisica, ha trascorso periodi di studio in Europa e negli Stati Uniti. Attualmente lavora presso l’Università di Pisa e l’INFN, dove svolge ricerca in astrofisica delle alte energie. Alla ricerca affianca da anni la divulgazione ed il giornalismo scientifico. Giornalista pubblicista, collabora con diverse testate fra cui Le Stelle, Le Scienze, Mente & Cervello, Nuovo Orione, Airone, e dal 2010 con Galileo.
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